In Emilia Romagna

Aterballetto con Wolf di Hofesh Shechter e Non sapevano dove lasciarmi di Cristiana Morganti a Modena

11 . 05 . 2018

21.00

Modena - Teatro Comunale Luciano Pavarotti, Via del Teatro 8

La stagione ModenaDanza del Teatro Comunale di Modena ospita venerdì 11 maggio 2018 il nuovo spettacolo di Aterballetto con due nuove creazioni: Wolf di Hofesh Shechter e  Non sapevano dove lasciarmi… di Cristiana Morganti.

Apre Wolf di Hofesh Shechter, artista israeliano trapiantato a Londra, presente nel repertorio di molte compagnie, oltre che attivo con la propria. Una grande energia di movimento è uno dei suoi tratti caratteristici, spesso sostenuta  da musiche da lui stesso composte come in questo caso. In Wolf, tratto da un suo vecchio pezzo e ricreato per e con i 16 danzatori di Aterballetto, troviamo qualcosa di più. Una sorta di selvaggia animalità, una diversa declinazione della sua solita vitalità, che attraversa a tratti gli uomini e a tratti le donne. Il quadro che si compone ci trascina in un universo assolutamente originale e coinvolgente. Anche se non comprendiamo fino in fondo cosa ci ha conquistato. Ma “La danza è come un sogno, quando ti risvegli non ti sai spiegare come e perché certe idee e cose siano avvenute, e perché proprio in quel modo” scrive Hofesh Shechter.

Appositamente creata per i danzatori di Aterballetto è Non sapevano dove lasciarmi…, nuova creazione di Cristiana Morganti, storica danzatrice del Tanztheater Wuppertal Pina Bausch e oggi coreografa apprezzata e ricercata in Europa. Questo suo lavoro parte dalla constatazione della grande confusione che attraversa la contemporaneità. Una confusione di linguaggi, immagini e suoni che determina le nostre vite. Come sempre, per Cristiana Morganti è importante far emergere una chiara identità e storia per ciascuno dei suoi interpreti. Quasi un immaginario teatrale, tracciato solo con lo strumento del corpo.

Scrive Cristiana Morganti a proposito di Non sapevano dove lasciarmi…:
“Avevo un’idea precisa, un tema che volevo investigare e sviluppare quando sono arrivata a Reggio Emilia per la prima sessione di prove con i danzatori dell’Aterballetto. Ma dopo due giorni di lavoro mi sono resa conto che quello che veramente mi interessava erano proprio loro, i danzatori stessi: le loro storie, le diverse personalità, la loro fantasia creativa. Ho deciso dunque di abbandonare “l’idea” iniziale e di creare uno spettacolo per loro e con loro, un viaggio vertiginoso nella vita di un danzatore. Mi sono infatti sempre domandata: perché si fa una scelta professionale così difficile, una scelta che comporta grandi sacrifici, disciplina, fatica e dolori. A volte si comincia a danzare da bambini e solo in età adulta ci poniamo le vere domande: l’abbiamo veramente scelto o è successo? E perché abbiamo scelto proprio quello stile di danza e non un altro?
Partendo da elementi autobiografici, ho voluto giocare su aspetti della danza e della vita, in una dinamica che annulla continuamente il sottile confine tra il dentro e fuori scena, tra realtà e finzione.  Il fatto che i danzatori dell’Aterballetto appartengano a una tradizione di movimento così diversa dalla mia, è stato determinante perché mi ha obbligata a riflettere e a cercare costantemente un punto d’incontro, una strada per farli sentire a loro agio col mio metodo di lavoro, che si nutre oltre che di danza anche di teatralità, di gesti e di azioni quotidiane.
La sfida per me era di riuscire a rivelare al pubblico l’unicità di questi interpreti come artisti completi, al di là delle loro straordinarie capacità tecniche”.

www.teatrocomunalemodena.it

1.-4. Aterballetto, Non sapevano dove lasciarmi… di Cristiana Morganti, ph. Viola Berlanda; 5.-8. Aterballetto, Wolf di Hofesh Shechter, ph. Viola Berlanda.

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