La recensione

La Dame aux camélias di John Neumeier alla Scala. Due cast a confronto: Roberto Bolle e Svetlana Zakharova; Claudio Coviello e Emanuela Montanari.

Titolo ormai consacrato nel novero dei grandi dance drama del Novecento, La Dame aux camélias sorprende ancora per il taglio cinematografico della coreografia e la grande teatralità della danza. Incanta la Marguerite di Emanuela Montanari: la sua è una cortigiana ricca di sfaccettature e liricissima che sembra porsi in modo quasi materno nei confronti dell’innamorato, un ottimo Claudio Coviello. Più paritaria la chiave interpretativa di Roberto Bolle e Svetlana Zakharova che trovano nella rodatissima partnership il punto di forza della serata. Ottima la prova del Corpo di ballo guidato da Frédéric Olivieri e di tutti i personaggi minori a incominciare dall’autorevole Monsieur Duval di Mick Zeni. Ancora repliche fino al 13 gennaio 2018.

Questa doveva essere una grande inaugurazione, degna di un grande teatro secondo le parole di Frédéric Olivieri, direttore del Balletto del Teatro alla Scala, in occasione della presentazione alla stampa dell’attuale stagione. E così è stato. E non poteva essere diversamente con un titolo come La Dame aux camélias di John Neumeier. È un titolo giovane, risalente appena al 1978, ma già consacrato nel novero dei grandi dance drama del Novecento.

Certo, è una coreografia che di primo acchito potrebbe destabilizzare per vari motivi. Innanzitutto non è un balletto concepito per organici mastodontici ma focalizzato su grandi passi a due che vedono coinvolti i due protagonisti. Gli ensemble hanno qui un ruolo minore, proprio per incanalare l’attenzione verso la vicenda di Marguerite Gautier e Armand Duval. La macrostruttura della partitura potrebbe sembrare quasi prevaricante nei confronti dei personaggi minori ma così non è. Tutti i personaggi che ruotano attorno ai protagonisti sono dipinti con grande maestria: pensiamo solo all’incedere meccanico di Monsieur Duval, il padre di Armand, il baluardo di una società che non può (e non vuole) concepire la storia d’amore tra una cortigiana e un giovane borghese. Ad avvalorare la dimensione intima della coreografia concorre non poco la musica: a fianco della partitura coreografica corre infatti una partitura musicale composta da un’antologia di musiche di Fryderyk Chopin.

Tutto ciò che circonda e avvolge la danza, quindi le scene ad opera di Jürgen Rose, sono pressoché inesistenti cosicché il respiro della coreografia sembra amplificato fino allo spasimo. La scena più connotata da un punto di vista scenografico è solamente la prima, quella che vede la vendita dei beni di Marguerite, in cui tutto sembra casuale: chi entra, chi osserva, chi ruzzola a terra facendo cadere una pila di libri. Il resto delle scene è caratterizzato da poco o nulla: una serie di semplici velari. Il buen retiro di Marguerite e Armand al secondo atto è costruito solamente sulla giocosità e la spensieratezza delle danze degli amici, poco altro. Di contro all’essenzialità delle scene, balzano quasi di prepotenza all’occhio dello spettatore l’opulenza dei costumi di Marguerite, tutti panneggi e fogge rigogliose ad assecondare la natura un po’ melò del personaggio.

Il balletto è concepito secondo un taglio cinematografico: è infatti durante la vendita dei beni di Marguerite ormai morta che prende inizio il racconto. Un racconto a ritroso quindi, che ripercorre i ricordi di Armand. Tutto trova una dimensione molto teatrale: dalle controscene dei borghesi a teatro, dal Leitmotiv del balletto di Manon Lescaut e Des Grieux le cui vicende corrono parallele a quelle dei protagonisti (quindi un balletto nel balletto), dall’azione che dal palcoscenico si sposta su due praticabili posti sopra la golfo mistico… tutti accorgimenti che concorrono alla grande teatralità della coreografia. Non da ultima c’è la dimensione teatrale della danza riservata ai protagonisti. Ricordiamo qui solo un gesto di Armand poi ripreso da Marguerite, a suggellare l’unione dei due amanti: quello di mettersi completamente a terra, in ginocchio e con le braccia spalancate. Quale gesto più semplice, affettuoso ma eloquentissimo per simboleggiare il dono totale di se stessi alla persona amata?

Due i cast che abbiamo avuto modo di vedere il giorno 20 dicembre 2017: entrambi i cast erano però accomunati da una sorta di ‘memoria storica’. Nello specifico, Roberto Bolle ed Emanuela Montanari hanno danzato i ruoli protagonistici in tutte le riprese del titolo alla Scala, dal 2007 (anno in cui La Dame è entrata nel repertorio del Balletto scaligero) fino ad oggi.

Emanuela Montanari sembra far sua la lezione di Alessandra Ferri, la grande ballerina che proprio con questo titolo alla Scala nel 2007 diede il suo temporaneo addio alle scene. La Marguerite Gautier di Emanuela Montanari è liricissima e porta in scena un ventaglio incredibile di sfaccettature. Accenna appena gli épaulement nel gioco di seduzione con Armand, così come il suo dolore appare intimo più che ostentato durante la richiesta di abbandono dell’innamorato da parte di Monsieur Duval. Per dirla con un’espressione cara ai melomani, la sua è una Marguerite ‘a fior di labbra’ perché mai plateale ma sempre espressiva, sempre in grado di dire qualcosa, sempre in grado di sorprendere ed emozionare. Bravissima. Alla riuscita del personaggio ha giocato un ruolo fondamentale la partnership con Claudio Coviello. L’avere al fianco un partner più giovane ha reso ancora più materna e avvolgente questa Marguerite. Claudio Coviello ha una tecnica di prim’ordine che si traduce in linee pulitissime e salti alti e vorticosi. La fanciullezza del volto rende il suo Armand ancora più vittima del destino e delle imposizioni della società: un innamorato che ancora non è in grado di gestire la propria vita e le proprie passioni.

La stessa carta interpretativa è quella di Roberto Bolle ma con significative differenze. Innanzitutto e come già accennato, la sua frequentazione col ruolo di Armand è ormai lunga. È indubbio che anche l’étoile scaligera punti sulla bellezza e la tecnica adamantina. Al suo apparire avviluppato nel costume nero sembra di trovarsi di fronte ad un eroe byroniano. Un Armand bellissimo ma che si colloca su un piano paritario nei confronti dell’amata, qui interpretata da Svetlana Zakharova. La Marguerite di Zakharova è già tragica al suo ingresso in scena, assecondando così il lato melò della cortigiana. Più che sussurrata e proteiforme la sua è una Marguerite netta, sbalzata dai movimenti sempre scanditi. La partnership tra le due étoile è più che consolidata quindi tutti i passi a due hanno trovato la giusta connotazione ed enfasi nel corso della serata.

Ottima la prova del Corpo di ballo del Teatro alla Scala guidato da Frédéric Olivieri così come quella di tutti i personaggi più o meno minori che come satelliti ruotano intorno a Marguerite e Armand, a incominciare dall’autorevole Monsieur Duval di Mick Zeni e poi Catherine Beresford e Monica Vaglietti (Nanine), Riccardo Massimi (Le Duc), Antonella Albano (Prudence), Christian Fagetti e Antonino Sutera (Le Comte de N.), Denise Gazzo e Nicoletta Manni (Manon), Marco Agostino (Des Grieux), Agnese Di Clemente e Caterina Bianchi (Olympia), Antonino Sutera e Gioacchino Starace (Gaston Rieux). Parimenti ottima la parte musicale che ha visto Theodor Guschlbauer a Capo dell’Orchestra del Teatro alla Scala, Roberto Cominati al pianoforte solista e Marcelo Spaccarotella al pianoforte.

Il successo è stato calorosissimo per entrambi i cast. Ancora repliche fino al 13 gennaio 2018. La stagione di balletto del Teatro alla Scala proseguirà poi con Goldberg-Variationen di Heinz Spoerli dal 25 gennaio al 22 marzo 2018.

Matteo Iemmi

04/01/2018

Foto: 1.-6. Roberto Bolle e Svetlana Zakharova, La Dame aux camélias di John Neumeier, Teatro alla Scala; 7.-9. Claudio Coviello e Emanuela Montanari, La Dame aux camélias di John Neumeier, Teatro alla Scala; 10.-12. La Dame aux camélias di John Neumeier, Teatro alla Scala; 13. Antonella Albano e Gioacchino Starace, La Dame aux camélias di John Neumeier, Teatro alla Scala; 14. Roberto Bolle, La Dame aux camélias di John Neumeier, Teatro alla Scala; 15. Roberto Bolle e Caterina Bianchi, La Dame aux camélias di John Neumeier, Teatro alla Scala; 16. Roberto Bolle, Nicoletta Manni, Marco Agostino, La Dame aux camélias di John Neumeier, Teatro alla Scala; 17. Svetlana Zakharova, Nicoletta Manni, Marco Agostino, La Dame aux camélias di John Neumeier, Teatro alla Scala. Foto Brescia-Amisano, Teatro alla Scala.

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