L'intervista

Luca Giaccio, storia di un ballerino italiano nel mondo

A 27 anni, il ballerino campano Luca Giaccio ha girato il mondo, danzando per alcune delle più importanti compagnie internazionali di balletto. Formatosi alla Scuola di Ballo del Teatro San Carlo di Napoli, ha iniziato la carriera da professionista nel Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma diretto da Carla Fracci, per poi partire per la Spagna, dove ha danzato per le compagnie di Ángel Corella e Victor Ullate. Poi, il grande incontro con la stella Alicia Alonso e l’esperienza come guest artist nel Ballet Nacional de Cuba. Luca Giaccio ci parla di sé e del suo avvincente percorso, delle sfide, del desiderio di mettersi in gioco e del suo presente, tra il lavoro nel prestigioso Bayerisches Staatsballett, il Gala des Étoiles Luxembourg e la recente esperienza coreografica su RAI1.

Luca Giaccio ha solo ventisette anni, ma sembra già aver vissuto cinque vite tra le sfide e le vittorie di un palcoscenico sempre acceso: dalla formazione napoletana al Teatro San Carlo agli inizi professionali al Teatro dell’Opera di Roma, dagli anni “spagnoli” con Ángel Corella e Victor Ullate al periodo d’oro al Ballet Nacional de Cuba, fino al promettente presente nel Bayerisches Staatsballett. Nel mezzo, un valzer di incontri con stelle del balletto e grandi della danza come Anna Razzi, Carla Fracci, Alicia Alonso e Alberto Testa, che ne hanno scoperto e fatto esplodere il talento.

Luca ci parla di sé con una voce sorridente che tradisce emozione e felicità, nel candore di una giovinezza grata al destino e pronta a spiccare nuovi voli. Nelle sue parole, la consapevolezza di chi conosce il proprio talento e l’umiltà di chi ha scelto di non fermarsi mai.

“I miei genitori hanno notato presto il mio interesse per il movimento perché in casa, a quattro anni, ballavo in continuazione – racconta Luca Giaccio a proposito del primo incontro con la danza – Avendo una palestra di ginnastica artistica, mi hanno coinvolto nel loro mondo e, a sette anni, ero già in grado di destreggiarmi sugli attrezzi. Quando arrivava il momento dell’esercizio a corpo libero, chiedevo a mia madre un accompagnamento musicale; lei cercava di spiegarmi che la ginnastica non prevede la musica nel solo maschile e a mia volta rispondevo di averne ‘bisogno’. Per questo motivo, l’insegnante di danza Adele Marone suggerì alla mia famiglia di farmi tentare l’audizione per la Scuola di Ballo del Teatro San Carlo di Napoli”.

A otto anni, Luca accede all’importante centro di formazione campano, dove impara prima a conoscere e poi ad amare il balletto: “All’inizio volevo fare danza moderna perché sono cresciuto guardando i programmi tv con Heather Parisi e Raffaella Carrà; entrato al San Carlo, ho scoperto la danza classica. L’impatto è stato duro o comunque non del tutto consapevole. Lo ricordo come un gioco, che richiedeva tuttavia grande impegno e costanza; vivendo a 25 minuti da Napoli, in provincia di Pozzuoli, viaggiavo in treno ogni giorno oppure erano i miei ad accompagnarmi. Confesso di non essere stato da subito uno studente modello, in classe non riuscivo a memorizzare gli esercizi e non mi sentivo pienamente coinvolto”.

Tra alti e bassi, Luca sceglie tuttavia di continuare a studiare al San Carlo perché, ad un tratto, qualcosa cambia e qualcuno scommette sulle sue potenzialità: “Nonostante le difficoltà, quando arrivava il momento di andare in scena, sentivo di volerlo fare ad ogni costo. La signora Anna Razzi (all’epoca direttrice della Scuola di Ballo del San Carlo), essendo una donna di grande esperienza, lo aveva capito; è grazie a lei che ho portato a termine gli studi. Ha colto la luce che si accendeva nei miei occhi quando andavo in scena, il feeling con la musica, il desiderio di andare avanti. Ricordo che, intorno agli undici anni, avevo quasi deciso di abbandonare; la direttrice mi convinse a restare per la passione che vedeva nel mio volto e, quasi sfidandomi, mi diede un anno di tempo per migliorare. Di fatto, in un anno cambiai completamente, fisicamente (da ragazzino ero bassino e robusto!) e mentalmente, favorito anche da una sana competizione interna per l’arrivo di altri due allievi maschi. Crescendo, ho imparato a gestire il corpo e le emozioni, distaccandomi dall’immagine riflessa nello specchio e godendo delle sensazioni in palcoscenico; è stato un percorso intenso in cui sono stato aiutato dalla docente Iride Sauri, che mi ha condotto per mano fino al diploma del 2007. Ammetto di aver sofferto, da piccolo, per il pregiudizio nei confronti del bambino maschio che sceglie di studiare danza classica; nel pomeriggio vivevo in teatro, nel ‘mondo dei sogni’, ma di giorno studiavo nel mio quartiere con ragazzi estranei al balletto. Queste difficoltà mi sono servite per rafforzare il carattere; chi, all’epoca, non comprendeva la mia predilezione per la danza, oggi mi segue attraverso i social network e ammira il mio percorso: significa che qualcosa è cambiato e non posso che esserne felice”.

Nel passaggio tra lo studio e la professione, un premio inatteso segna il precoce inizio della carriera di Luca Giaccio: “Nel 2006, a sedici anni, ho ricevuto il Premio Positano su segnalazione del critico e storico della danza Alberto Testa. Il maestro mi aveva notato nel 2005, durante un’esibizione a Lavinio con gli allievi del San Carlo. Mi disse di essere stato colpito dall’eleganza con cui avevo affrontato la difficile variazione de La bella addormentata di Rudolf Nureyev, ma oltre alla tecnica, disse di aver apprezzato la cura dei dettagli nell’espressione del volto, nei costumi, persino nella pettinatura. Al di là del premio (importantissimo e inaspettato), quello che personalmente non posso dimenticare è l’emozione di quella sera a Positano, in cui ho avuto l’opportunità di condividere il palcoscenico con stelle mondiali come Ángel Corella, Gilda Gelati, Massimo Murru, Beatrice Carbone e il grande Vladimir Vasiliev”.

Ancora prima del diploma al San Carlo, Luca affronta l’audizione per la Compagnia del Teatro dell’Opera di Roma: “Sarei dovuto entrare nel gennaio del 2008, ma Carla Fracci, allora direttrice del Corpo di Ballo, mi invitò a partecipare alla stagione estiva a Caracalla; le dissi ‘mi diplomo e torno!’. È stato straordinario lavorare con un’étoile della sua grandezza. Avevo già avuto l’onore di incontrarla nel 1998, a 8 anni, per le rappresentazioni al San Carlo di Chéri di Roland Petit; avevo una piccola parte, dovevo entrare in scena e darle un bacio… Rivederla anni dopo e lavorare per lei è stata un’opportunità unica. In un anno, ho avuto modo di danzare i balletti del grande repertorio classico, alcuni piuttosto complessi come Raymonda e Le Corsaire. Ho affrontato ogni difficoltà proprio grazie ai consigli della direttrice, che ancora oggi segue i miei passi nel mondo della danza con un affetto di cui sono estremamente grato”.

Un anno dopo, Luca è già pronto per nuovi traguardi e, nonostante l’ottima esperienza romana, sceglie di partire per la Spagna: “Colsi l’opportunità di lavorare per la compagnia appena fondata in Castilla y León da Ángel Corella (dopo un’audizione tra circa 750 candidati) perché ero colpito dal suo dinamismo e virtuosismo; è bello trovare un direttore che sia d’ispirazione e in lui avevo visto proprio questo, così come anni prima ero stato attratto dallo charme di Carla Fracci. In un primo momento, la direttrice non fu felice della mia decisione, poi mi consigliò di seguire il mio cuore. All’inizio è stata dura perché sapevo cosa stavo lasciando, ovvero la stabilità del Teatro dell’Opera, e nulla di ciò che avrei trovato. Poi però l’esperienza si è rivelata piacevole e intensa, grazie soprattutto ad un repertorio ricchissimo e a lavori di grandi coreografi come Stanton Welch, Twyla Tharp, Jerome Robbins e Christopher Wheeldon”.

L’esperienza spagnola continua con un grande nome della danza internazionale, Victor Ullate, che sceglie Giaccio come interprete solista delle sue produzioni: “Mi vide durante un’esibizione a Madrid e nonostante non rispecchiassi del tutto i canoni dei suoi ballerini (generalmente esili, in contrasto con le mie linee più muscolose), mi chiese di entrare in compagnia (Victor Ullate Ballet | Comunidad de Madrid). Ho avuto modo di danzare il ruolo di Franz in Coppélia di Eduardo Lao e molte altre produzioni di repertorio. Risale a questo periodo il mio primo esperimento di creazione coreografica, ispirata indubbiamente dal lavoro con Ullate. Nel 2011, in occasione di una ricorrenza sacra, ho interpretato un mio assolo in un piccolo santuario spagnolo (Virgen de la Fuenciscla, Segovia) lasciandomi trascinare dalle suggestioni del luogo e dalle note di W. A. Mozart. Un’esperienza emozionante, nonché l’inizio di un percorso nella coreografia che mi auguro in futuro di poter approfondire”.

 

Quattro anni in Spagna arricchiscono il bagaglio artistico di Giaccio che, pur tra le difficoltà della vita all’estero e la nostalgia di casa, ricomincia a sognare la partenza e nuove sfide. Dietro l’angolo, c’è Cuba ad attenderlo, con il suo storico Ballet Nacional e con le sue strade piene di danza e cultura; nel 2011, partecipa all’International Ballet Festival of Havana dove la stella Alicia Alonso rimonta per lui l’assolo Morte di Narciso: “La ricordo come la più bella esperienza della mia vita. Alicia Alonso, suo marito Pedro Simón e la figlia Laura mi hanno accolto come una famiglia. Pur senza riuscire a vedere con i propri occhi, Alonso è stata in grado di sentire ogni cosa; ha conosciuto il mio corpo attraverso le mani, toccandomi il viso, i capelli, le sopracciglia, le gambe. In sala avvertiva la correttezza della mia esecuzione o la musicalità semplicemente dal rumore dei passi e del respiro. Dopo il festival, mi ha chiesto di restare un anno nella sua compagnia per interpretare Il lago dei cigni e Giselle. Un anno intensissimo, duro per alcuni aspetti per le difficoltà economiche del paese, ma straordinario dal punto di vista artistico e umano”.

 

Dopo un’entusiasmante parentesi veronese presso il Corpo di Ballo dell’Arena diretto da Renato Zanella e un nuovo passaggio al Teatro dell’Opera di Roma sotto la direzione di Micha van Hoecke, Luca Giaccio sceglie per sé un nuovo viaggio e un nuovo destino: “Nel 2014, ho deciso di provare l’audizione per il Bayerisches Staatsballett perché desideravo ancora una volta mettermi in gioco. La selezione non è stata semplice, eravamo in molti, almeno un centinaio, e siamo stati scelti in tre. L’impatto con Monaco è stato forte perché arrivavo dal calore di Cuba e ho trovato una città diversissima: grande, ricca, sconosciuta. Con il tempo ho trovato la chiave per ambientarmi, stringendo rapporti con persone non appartenenti al mio mondo; trovo utile frequentare luoghi diversi per imparare a conoscere la realtà più profonda della città, la gente comune, la lingua e la cultura. Oggi vivo giornate intense, mi sveglio alle 6 del mattino e vado in palestra per preparare il mio corpo alla danza; a giorni alterni, vado anche in piscina oppure vengo seguito da un personal trainer per esercizi adatti alla mia muscolatura. Alle 10, classe di danza e poi prove per gli spettacoli fino alle 19 di sera. Quando torno a casa, ho dolori alle ossa e ai muscoli, ma non me ne lamento perché credo siano conseguenze comuni nella vita degli atleti. Durante l’anno, abbiamo almeno un centinaio di date e affrontiamo diverse tournée (prossimamente andremo ad Hong Kong con La Bayadère di Patrice Bart). In questi giorni abbiamo l’onore di lavorare con Yuri Grigorovich per il debutto di Spartacus nella storica versione del Teatro Bolshoi, ne sono davvero entusiasta! Il repertorio della compagnia (da poco diretta da Igor Zelensky) valorizza molto la danza maschile e, nonostante sia impegnativo e faticoso, ci rende soddisfatti del nostro lavoro. La compagnia conta oggi una sessantina di elementi, oltre ad una Junior Company. Il teatro è sempre pieno, la cultura del balletto è molto diffusa e si investe sulla danza: le condizioni lavorative sono davvero ottime”.

Nel presente di Luca, oltre al lavoro al Bayerisches Staatsballett, anche l’esperienza con la stella americana Myrna Kamara al Gala des Étoiles Luxembourg 2015, dove ha danzato due perle del repertorio di George Balanchine, Who Cares? e Agon, in presenza di artisti mondiali come Svetlana Zakharova e Iana Salenko: “Myrna Kamara è una delle persone che oggi devo maggiormente ringraziare, non solo per l’esperienza a Lussemburgo e per avermi dato la possibilità di acquisire pezzi del repertorio Balanchine (concesso a pochi interpreti nel mondo), ma anche perché crede molto in me, si fida delle mie abilità come partner di scena e immagina per me un futuro da stella. Sono onorato e felice che faccia parte della mia vita”.

Recentemente, per Luca Giaccio, anche una collaborazione con la televisione italiana per la trasmissione RAI1 PRODIGI, la musica è vita, nata dalla collaborazione con l’UNICEF: “Un’opportunità sorta casualmente, in cui sono felice di essermi messo in gioco come coreografo e di aver collaborato per la selezione di giovani talenti provenienti da scuole di danza italiane. Ho amato lavorare con questi piccoli artisti perché in loro ho rivisto la mia passione giovanile e mi hanno dato grande carica. Penso che l’incontro tra danza e televisione sia positivo quando si tratta, come in questo caso, di buona danza; in più, questa trasmissione associa allo spettacolo la solidarietà, una bella combinazione per un fine importante”.

Sul futuro, tra umiltà e scaramanzia, Luca non si sbilancia, ma riflette con lucidità sul proprio percorso e sulle prossime sfide: “Sogno di interpretare nuovi ruoli, come Armand in La Dama delle Camelie di John Neumeier, o danzare coreografie storiche come Bolero di Maurice Béjart o Onegin di John Cranko. Ma mi sento già soddisfatto di quello che sto vivendo in questo momento. Tutto ciò che ho fatto, lo rifarei mille volte. Credo che il segreto per stare bene sia circondarsi di persone sane, umili, positive: chi ti sta intorno è del resto lo specchio di te stesso. Quando mi sento in difficoltà (per stanchezza o nostalgia di casa) mi dedico allo yoga o all’esercizio fisico, ma più di tutto mi aiuta parlare con la mia famiglia e con gli amici lontani. Quando ho iniziato a danzare, non ho mai pensato di farlo per raggiungere il successo: l’ho fatto per amore e passione. Da piccolissimo dicevo di voler danzare su tutti i palcoscenici del mondo: ho sempre saputo che questo sarebbe stato il mio futuro e sento di aver già realizzato il mio sogno. Certo, la mia casa resta sempre Napoli e non sento al momento la necessità di stabilirmi in un luogo; se capiterà, coglierò l’occasione della stabilità, se non capiterà, continuerò a girare il mondo perché sono convinto che l’artista debba viaggiare per conoscere e farsi conoscere. Oggi in scena ho una nuova consapevolezza e qualsiasi ruolo io interpreti, dallo schiavo al principe, mi sento felice semplicemente perché danzo. La strada per me è ancora lunga e sento di poter migliorare come interprete e come artista. Ce la metto tutta!”.

In chiusura, un sincero augurio e qualche suggerimento ai giovani ballerini italiani: “A chi tenterà l’audizione a Monaco, il prossimo 8 gennaio 2017, vorrei dire che il Bayerisches Staatsballett è una compagnia essenzialmente classica e neoclassica, richiede tecnica e forza perché gli allenamenti sono intensi, le coreografie impegnative e le tournée faticose, ma la soddisfazione della scena, il ricco repertorio (da John Cranko a William Forsythe) e gli incontri con grandi coreografi come Yuri Grigorovich (e prossimamente Christopher Wheeldon) valgono mille volte la fatica spesa in sala. Per tutti, il mio consiglio è di seguire sempre il cuore e di mettersi continuamente in gioco. Bisogna ascoltare i maestri, ma quando si sente di dover partire, si deve seguire l’istinto. E poi bisogna essere forti e vivere giorno per giorno!”.

Lula Abicca

27/12/2016

Fpto: 1. Luca Giaccio, ph David Vance; 2. Luca Giaccio e Carla Fracci in Artemisia Gentileschi, coreografia Toni Candeloro, regia Beppe Menegatti; 3. Luca Giaccio e Carla Fracci; 4. Angel Corella, Luca Giaccio e Maria Sordo, Vogue 2008; 5. Ballet Victor Ullate, Coppélia di Eduardo Lao, Luca Giaccio e Sophie Cassegrain, ph. Raul Montes; 6. Luca Giaccio, Morte di Narciso di Alicia Alonso; 7.-8. Luca Giaccio, Morte di Narciso di Alicia Alonso, ph. Josep Guindo Soldevila, Teatro Nazionale di Cuba; 9. Ballet Nacional de Cuba, Luca Giaccio ne La Flauta Magica di Alicia Alonso, ph. Osiel Gouneo; 10. Ballet Nacional de Cuba, Luca Giaccio; 11.-13 Luca Giaccio, Alicia Alonso e Pedro Simón; 14. Bayerisches Staatsballett, Luca Giaccio in Symphony in C di George Balanchine; 15. Bayerisches Staatsballett, Birthday Offering di Frederick Ashton, National Theater of München; 16.-22. Luca Giaccio e Myrna Kamara durante le prove di Who cares? e Agon di George Balanchine, ph. Harry Stahl; 23.-24. Luca Giaccio e Myrna Kamara, Who cares? di George Balanchine; 25.-26 Luca Giaccio e Myrna Kamara, Agon di George Balanchine; 27. Luca Giaccio con Yuri Grigorovich, Spartacus, dietro le quinte del National Theater of München; 28.-29 Luca Giaccio, ph. David Vance, Miami 2015; 30. Luca Giaccio; 31. Luca Giaccio, Ph Kevin Zehnder; 32. Luca Giaccio, ph David Vance.

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