A Milano

A Milano debutta The Migrant School of Bodies, coreografia partecipata a cura di Ariella Vidach

12 . 07 . 2018

21.30

Milano - viale Pasubio 5

Il 12 luglio 2018 debutta a Milano, nell’ambito del progetto Voices & Borders di Fondazione Feltrinelli la performance partecipata The Migrant School of Bodies, esito performativo e coreografico dell’omonimo progetto vincitore del bando MigrArti – Spettacolo 3° edizione, MiBACT – Spettacolo dal vivo, a cura di Ariella Vidach e Maria Paola Zedda con la regia di Ariella Vidach e Claudio Prati.

La performance coinvolge un gruppo misto di donne, richiedenti asilo e immigrate di seconda generazione, in un confronto sulla rappresentazione dei confini e sui rituali, intesi come elementi permeabili e dinamici di trasmissione e incontro tra culture.

Al centro del progetto il corpo e la coreografia come veicoli di relazione per la costruzione di un nuovo territorio linguistico comune, dove decolonizzare il corpo e viverlo come campo di una riscrittura critica e partecipata. La performance intesse un lungo percorso di laboratori intensivi e incontri tenuti da artisti internazionali che hanno vissuto in prima persona l’esperienza della migrazione: Nezaket Ekici , artista turco tedesca che ha lavorato sulla riattivazione del rituale e della tradizione come strumenti di scambio culturale nelle performance di lunga durata, il musicista e compositore Mike Cooper (UK, Australia), che,ispirato alle tesi del compositore e sperimentatore  britannico Cornelius Cardew di una musica socialmente accessibile (people’s liberation music) ha lavorato sul coro e sul field recording componendo le registrazioni dagli echi coloniali, Lazare Ohandja coreografo camerunense si è ispirato invece al gest agricolo e alle partiture ritmiche africane.

A partire da questi materiali, con la guida coreografica di Ariella Vidach si è dato vita a una performance che compone un archivio di gesti, narrazioni e sonorità percorrendo il tema della diaspora, del confine e dell’incontro culturale attraverso la riattivazione della dimensione rituale.

In scena i danzatori Bintou Ouattara, Mama Tenee Koulibaly, Nadege Okou, Célestine Clémence Ngantonga Ndzana, Joy Ediri, Leonor Navas Riehar.

La performance avrà luogo il 12 luglio 2018 nell’ambito del progetto Voices&Borders, festival multiculturale di danza, musica e immagini. Cinque giornate con cinque artisti internazionali come il musicista e sound recordist Chris Watson, la coreografa e danzatrice Ariella Vidach, la compagnia Fondazione Nazionale della Danza \ Aterballetto, il gruppo di artisti ZimmerFrei, l’artista visivo e film maker Carlos Casas.

A conclusione della performance verrà mostrato il video elaborato attraverso la pratica documentale di Studio Azzurro, durante le fasi processuali. Il percorso non mira solo a documentare il processo creativo quanto a collaborare materialmente e concettualmente alla costruzione dell’archivio e ad approfondire e indagare oltre l’epidermide dell’immagine in movimento i paesaggi corporei come mappe, scritture geografiche, fisiche ed emotive dei viaggi dei protagonisti del progetto.

Il giorno 11 luglio sempre presso Fondazione Feltrinelli si terrà il laboratorio partecipato PlenitudeLab,  a cura di Ariella Vidach, ispirato al lavoro della coreografa statunitense Anna Halprin. Aperto a tutta la cittadinanza, il workshop è incentrato sull’orizzontalità del corpo e della scena come strumenti di relazione  e dialogo.

www.aiep.org

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