In Emilia Romagna

Aterballetto con Tempesta di Giuseppe Spota al Teatro Bonci di Cesena

02 . 02 . 2019

Cesena - Teatro Bonci, Piazza Mario Guidazzi 9

La programmazione danza di ERT propone sabato 2 febbraio 2019 al Teatro Bonci di Cesena, la nuova produzione di Aterballetto – Fondazione nazionale della danza: Tempesta, una coreografia di Giuseppe Spota sulle musiche, scritte appositamente per lo spettacolo, di Giuliano Sangiorgi, con la drammaturgia di Pasquale Plastino, le scene di Giacomo Andrico, la consulenza critica di Antonio Audino, i costumi di Francesca Messori e le luci di Carlo Cerri.

Con Tempesta Aterballetto affronta una sfida: mettere alla prova la capacità della danza di raccontare una narrazione teatrale, illuminandone le storie e i personaggi in modo originale, osservandoli da nuovi punti di vista, garantendo una chiara leggibilità della vicenda originale senza rinunciare ad aprire dimensioni visionarie.

E allora lo spettacolo partirà proprio da una tempesta: quella che, possiamo immaginare, ha portato Prospero e Miranda a naufragare sull’isola, per poi ripercorrere la linea degli eventi delineata da Shakespeare, evidenziando alcuni nuclei tematici di forte profondità umana.

«Nello studiare il testo un’immagine mi ha condotto all’altra (come succede nella storia di Shakespeare, in un continuo effetto domino), dando la possibilità all’immaginazione di espandersi – afferma il coreografo Giuseppe Spota – Una delle fascinazioni principali è stata quella dell’isola, dove un padre (Prospero) e una figlia (Miranda) trascorrono dodici anni insieme ad esseri non umani e lontani da ogni forma di civiltà. Proprio come in un viaggio, in ogni tappa il corpo e il movimento cambieranno e si evolveranno, attirando il pubblico dentro un mondo magico, al centro del quale si trova Calibano, servo di Prospero, legato a Miranda da un rapporto che si trasforma negli anni».

«Affrontare Tempesta ha significato cercare la chiave per raccontare una storia per un’ora senza utilizzare parole. Ho dunque creato un’installazione di musica, all’interno della quale i corpi diventano essi stessi dialogo – sostiene il compositore Giuliano Sangiorgi -Con Giuseppe Spota c’è stata un’intesa fantastica: ho composto mentre lui e Pasquale Plastino stavano creando la drammaturgia. Quando abbiamo confrontato i nostri lavori ho scoperto una sorta di fisiologica e naturale sintonia, che mi ha permesso di ritrovare il mood della mia composizione. Io faccio colonne sonore per film, ma stavolta si è trattato di una grande sfida. Quando scrivevo mi muovevo molto ed è così che credo di aver visto i singoli personaggi. Per esempio Calibano ha un aspetto tribale, che ci pone davanti al suono del legno, e io mi sono immaginato, naturalmente in chiave moderna, un mostro che contiene una moltitudine di persone.

Anche per Miranda c’è un suono specifico, quello della Malinconia, e anche un po’ di gioco. Ma è un gioco che non che va mai a cadere nel lato felice. Per me c’è una felicità che i personaggi non raggiungono mai: ciò che io sento come il tema di Tempesta è, infatti, una sorta di malinconia».

«Nel lavoro coreografico resta al centro la storia di un padre e di una figlia, Prospero, il duca spodestato dal fratello, e Miranda che vive sull’isola da quando era così piccola da non avere altri ricordi se non quelli di quel luogo- spiega Antonio Audino –  Ma diverrà immagine il lungo racconto che il padre fa alla figlia narrandole della sua nascita nobile e dell’arrivo in quel remoto angolo del mondo. Questo si trasformerà in danza, arrivando poi all’evocazione della tempesta come un grande gioco realizzato per il compleanno di Miranda, affinché l’evento cambi il corso delle cose per tutti i soggetti implicati. In questa trascrizione gestuale e di movimento il solo essere che abita l’isola, Calibano, si moltiplica, diventa un’entità multipla e complessa, sembra nascere dalle onde del mare e a quelle ritornare, circonda con mille gesti di affetto e di sensualità la ragazza. Mentre Ariel non tocca mai terra, continuamente risospinto dall’elemento di cui porta il nome. Ma c’è un passaggio centrale dell’opera su cui questa trasposizione coreografica vuole mettere l’accento. Il progetto di Prospero, all’inizio, è un disegno di vendetta: col far naufragare i responsabili del suo esilio sull’isola intende ripristinare il suo potere e la sua autorità ai danni del fratello e dei suoi complici. Sono poche parole di Ariel a fargli cambiare idea, a fargli imboccare in maniera repentina la via del perdono, cancellando i rancori, architettando le nozze della figlia con il figlio del Re di Napoli, rinunciando alla corona e ad ogni istinto bellicoso. È un punto spesso trascurato nella lettura dell’opera. Ed è invece lo snodo centrale di tutta la produzione shakespeariana. È come se il poeta volesse rinnegare le sue tragedie di vendette, con concatenazioni di lutti, per lanciare un nuovo messaggio più umano e profondo. Così si scioglie la vicenda incrociando destini felici e disegnando attraverso i giovani un luminoso futuro, e con l’abbandono dell’isola da parte di tutti coloro che l’hanno temporaneamente abitata. Mentre l’isola e Calibano torneranno a essere un magma fluttuante».

«Tempesta è un mito letterario, è una specie di favola magica che conclude la carriera di Shakespeare in maniera del tutto originale e misteriosa. Scelta dalla direzione che mi ha preceduto, mi è sembrata un’occasione straordinaria non soltanto sul piano artistico, ma anche su quello della crescita consapevole della Fondazione Nazionale della Danza verso nuovi orizzonti – afferma il direttore Gigi CristoforettiTempesta permette un passo fondamentale alla danza italiana: due teatri importanti, quello del Veneto e quello di Brescia, ci producono e ci ospitano nelle loro stagioni, dopo il debutto al Piccolo di Milano. È la strada per una diffusione più capillare della danza e per rivolgerci a nuovi spettatori. Dopo l’esperimento di incontro con arte e fotografia (In/Finito), alla vigilia del Bach Project che propone una tappa importante nell’esplorazione della relazione tra danza e musica, Tempesta segna il nostro avvicinamento al mondo del teatro».

http://cesena.emiliaromagnateatro.com

Foto: Aterballetto, Tempesta di Giuseppe Spota, ph. Viola Berlanda.

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