L'Opera Lirica al Cinema

L’opera lirica al cinema: giovedì 4 febbraio, La Traviata di Giuseppe Verdi dalla Royal Opera House di Londra.

Distribuita da QMI, la diretta da Londra dell’opera verdiana. La poltrona del cinema come fosse un posto nel palco, con una visione e un audio impeccabili. Al posto delle chiacchiere nel foyer durante l’intervallo, le interviste dietro le quinte del Royal Opera House e il live twitting. Un’appagante esperienza alternativa a quella del teatro all’italiana, per vedere l’opera di Verdi più rappresentata al mondo.

Bellissimo. Ti siedi su un comodo sedile, paghi solo 15€, magari hai coca-cola e popcorn a confortante supporto (no, questo no ti prego, non lo fare mai: è la prova dei nostri squallidi bisogni primari inderogabili anche di fronte alla bellezza, un misto di sgranocchiare ed emanare odori pungenti, un disturbo insomma).

Poter vedere l’opera lirica al cinema è una opportunità grandiosa. Prezzi troppo alti per chi ogni mese  paga l’affitto di casa, posizioni scomode in palchi laterali, sold-out di certe pregevoli rappresentazioni, sedi distanti da dove abiti: di fronte a questo, andare al cinema è davvero l’occasione per tutti gli appassionati e per chi non è abituato a frequentare il teatro all’italiana, quello con i palchi e la platea. Nel caso della Royal Opera House, le proiezioni sono arricchite da interviste dei protagonisti dietro le quinte e da filmati. Durante i due intervalli gli appassionati possono interagire su twitter con #ROHtraviata, guardando il live twitting sul grande schermo: un timido passo nel mondo dei social network, che ben utilizzati potrebbero tanto aggiungere al mondo dell’opera lirica e della musica classica.

Andateci, quindi, il 4 febbraio 2016 per La Traviata di Giuseppe Verdi (1853), con la regia di Richard Eyre (ricordate lo splendido Diario di uno scandalo con Judy Dench e Cate Blanchett, storia di un rapporto soffocante e morboso tra due prof? L’ha girato lui!). Questa del Royal Opera House è una versione del 1994 con impostazione tradizionale, quasi a voler seguire le indicazioni sceniche di Verdi che erano scrupolosissime e che ad esempio Franco Zeffirelli ha ben interpretato nella sua storica messa in scena. Aspettatevi scenografie e costumi sfarzosi, e guardatevi sul web altre regie: adoro quella simbolista di Willy Decker, con un orologio gigante in scena a segnare il senso del tempo e il peso delle convenzioni sociali. Dirige La Traviata, dal Royal Oper House, Yves Abel, e il cast vede tra i protagonisti Venera Gimadieva, Samir Pirgue e l’italiano Luca Salsi. A fine articolo tutti i dettagli del cast.

La storia di Traviata, ovvero Violetta Valery, è nota.  Si tratta di una cortigiana ammalata di tisi, oggi diremmo una escort affetta da HIV per far combaciare la vita depravata con una malattia che ne sia simbolo. Incontra Alfredo e se ne innamora, ma dovrà fare i conti con le convenzioni sociali, con un “suocero” paternalista e, ovviamente, con la malattia. Amore tragico, fine terribile dove ciascuno soffre in una tensione romantica.

La musica di Giuseppe Verdi è composta da brani celeberrimi: nel concorso annuale di opera più rappresentata al mondo, La Traviata vince quasi sempre. Libiamo ne’ lieti calici, Parigi o cara, Noi siamo zingarelle (con il balletto che ricorda l’uso francese) fanno parte del nostro immaginario musicale, ma qui mi vorrei soffermare sulla sequenza in cui è incastonata l’aria di Violetta del I atto. Si tratta di un meccanismo tipico del romanticismo di Verdi: Scena È strano! È strano, Aria Ah fors’è lui che l’anima, Tempo di mezzo Follie! Delirio vano è questo, Cabaletta Sempre libera. Il personaggio è tratteggiato nelle sue sfaccettature grazie all’uso della musica in rapporto al testo: nella Scena, le note ravvicinate del turbamento di donna sensibile, con qualche picco acuto; poi l’Aria, una delicatissima melodia giocata sui pianissimi fino a un liberatorio “Ah, l’amor… croce e delizia”;  quindi il Tempo di mezzo, con la concitazione vocale e dell’accompagnamento orchestrale per far sentire quasi un soprassalto, quello di Violetta che sa di non poter conciliare un amore sincero con la sua vita peccaminosa; infine la Cabaletta, ovvero un valzer allegro, sfrontato e volgarotto con virtuosismi da diva che indossa la maschera di donna di mondo. Stupendo.

Bella cosa l’opera al cinema: per i dettagli, l’acustica, la doppia regia. Anche cosa rischiosa, però: per i dettagli, l’acustica, la doppia regia.  Sì, sono due facce della stessa medaglia. La fruizione al cinema è più “facile”. Vedi benissimo e puoi cogliere i particolari che, forse, con un binocolo elegante o tecnologico puoi provare a catturare in teatro. Le espressioni e le doti attoriali dei cantanti vengono in primo piano, il testo è più facilmente scritto sotto lo schermo, e non dobbiamo alzare la testa verso i sopratitoli scomodissimi proiettati sopra il sipario (o leggere sul display della poltrona davanti).  L’audio ha una notevole profondità, si colgono le parti secondo la loro importanza perché il mixer calibra le gerarchie sonore. Se l’orchestra in quel momento suona più forte e copre i cantanti, la regia può correggere un po’ (certo, non può sostituirsi a una buona esecuzione, ma può migliorare la situazione). Questo ci disabitua all’esperienza in teatro dal vivo, così come usare la cuffia o il nostro impianto stereo a casa: tutto a teatro sembra diverso dall’esperienza che abbiamo. E la doppia regia? Dal vivo siamo anche noi i registi. Guardiamo un dettaglio che magari non è in primo piano e scegliamo il punto di vista. Il regista del cinema sceglie per noi, interpreta quanto ha già interpretato qualcun altro.

Abbandoniamoci. Il Preludio introduttivo dell’opera di Verdi ci annuncia i temi dell’amore di Violetta e Alfredo in modo malinconico, per avvisarci che non si tratta di un lieto fine. E noi che viviamo nel mondo “visuale” e ci nutriamo di fiction siamo sempre contenti al cinema, vediamo e ascoltiamo, ci perdiamo.

Ippolita Papale

@salottopapale

Per l’elenco completo dei titoli e delle sale coinvolte vai su www.rohalcinema.it o su www.roh.org.uk/cinemas.

 

LA TRAVIATA ALLA ROYAL OPERA HOUSE. Giovedì 4 febbraio h 19.45, diretta da Londra.

  • Musica Giuseppe Verdi
  • Libretto Francesco Maria Piave, da “La Signora Delle Camelie” di Alexandre Dumas Figlio
  • Direttore D’orchestra Yves Abel
  • Regia Richard Eyre
  • Regia Del Revival Daniel Dooner
  • Scenografia Bob Crowley
  • Luci Jean Kalman
  • Regia Del Movimento Jane Gibson
  • Royal Opera Chorus
  • Direttore Del Coro Renato Balsadonna
  • Orchestra Of The Royal Opera House
  • Maestro Concertista Vasko Vassilev
  • Regia Per Il Cinema Matt Woodward

 

CAST:

  • Violetta Valéry: Venera Gimadieva
  • Flora Bervoix: Andrea Hill
  • Marquis D’obigny: Jeremy White
  • Baron Douphol: Yuriy Yurchuk
  • Dottor Grenvil: James Platt
  • Gastone De Letorières: Samuel Sakker
  • Alfredo Germont: Saimir Pirgu
  • Annina: Sarah Pring
  • Giuseppe: Neil Gillespie
  • Giorgio Germont: Luca Salsi
  • Messaggero: John Bernays
  • Servitore: Michael Lessiter
  • Gentildonne e gentiluomini, amici di violetta e flora, ospiti, servitori: attori, coristi e ballerini.

Foto: 1. La Traviata, Venera Gimadieva nel ruolo di Violetta Valéry, Royal Opera House, ph. Tristram Kenton; 2. La Traviata, Luca Salsi nel ruolo di Giorgio Germont, Venera Gimadieva nel ruolo di Violetta Valéry, Royal Opera House, ph. Tristram Kenton; 3. La Traviata, Saimir Pirgu (Alfredo Germont), Venera Gimadieva (Violetta Valéry), Royal Opera House, ph. Tristram Kenton; 4. La Traviata, Royal Opera House, ph. Tristram Kenton.

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