L'intervista

Intervista a Daniele Di Donato, nuovo solista del San Carlo di Napoli

Dal percorso formativo alla Scuola di ballo dell’Accademia Teatro alla Scala all’ingresso nel Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo, fino alla recente nomina a solista: Daniele Di Donato racconta le tappe più significative della sua crescita artistica e le emozioni di un nuovo traguardo professionale. Intervista a cura di Irene De Rosa.

Nell’ultima serata della stagione di balletto 2025/2026, diretta da Renato Zanella, prima della pausa estiva, al Teatro di San Carlo è andato in scena Sogno di una notte di mezza estate, tratto dall’omonima commedia di William Shakespeare e coreografato da Paul Chalmer sulle musiche di Felix Mendelssohn-Bartholdy. Il 31 luglio 2026, Daniele Di Donato, interprete del personaggio di Oberon, è stato nominato solista del Massimo napoletano.
Di seguito racconta le sue emozioni e ripercorre alcune tappe del suo percorso artistico.

Si è diplomato alla Scuola di ballo dell’Accademia Teatro alla Scala e successivamente, nel 2018, è entrato a far parte del Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo. Ci può descrivere le caratteristiche delle due istituzioni?

«Entrambe sono istituzioni culturali di fondamentale importanza per il nostro Paese; da nord a sud, tutti i teatri sono simboli di eccellenza che, attraverso la danza, la musica e l’opera lirica, diventano i cuori pulsanti delle nostre città. Mi sento orgoglioso di aver studiato all’Accademia del Teatro alla Scala e ora di far parte del Teatro di San Carlo. Non lo avrei mai immaginato quando ho iniziato a studiare danza, a cinque anni. Mi sono reso conto dell’importanza di questi teatri dopo aver cominciato il mio percorso professionale, a tredici anni, a Milano.

Il percorso formativo dell’Accademia è stato incredibile, è stata la cosa migliore che mi potesse capitare! Essendo un centro d’eccellenza, l’Accademia offre a chi la frequenta l’ambiente ideale e la migliore preparazione per intraprendere un percorso professionale nella danza.  Istituzioni del genere formano ballerini pronti ad affrontare la carriera; io mi sento fortunato per averne fatto parte, perché è stato proprio questo a permettermi di intraprendere la carriera di danzatore.

Da quando sono a Napoli, ci sono stati cambiamenti enormi all’interno del San Carlo: nel 2018 la compagnia era ridotta all’osso, poi, nel 2022, si è svolto il concorso per la stabilizzazione, attraverso il quale sono entrato anch’io. Questo ha permesso di portare finalmente la pianta organica a 40 elementi e spero che in futuro possa aumentare ulteriormente. C’è stata una progressione notevole: oggi portiamo in scena balletti importanti e lo facciamo noi del Corpo di Ballo. Ovviamente ne sono molto felice!»

In precedenza si era già esibito in diversi ruoli solistici, tra cui Jean de Brienne in Raymonda, Waltz Boy in Serenade e proprio Oberon in Sogno di una notte di mezza estate. C’è un personaggio che ha preferito?

«Tutte le parti che mi sono state assegnate finora mi hanno dato la possibilità di capire cosa posso dare e comunicare come artista sulla scena, sia dal punto di vista emotivo sia da quello tecnico. Infatti, tanto nei balletti narrativi quanto in quelli non narrativi, ci sono personaggi che richiedono una ricerca costante, uno studio che va oltre il lavoro in sala di danza. Ogni volta capisco qualcosa e cresco grazie alle storie dei balletti. Proprio per questo non so dire se ce ne sia uno che preferisco. Ogni volta mi appassiona talmente tanto ciò che devo interpretare che, a prescindere dal fatto che lo senta più o meno nelle mie corde, non saprei scegliere. Sicuramente un personaggio che mi piacerebbe ritrovare è Lensky di Onegin, perché è un personaggio molto commovente che mi è piaciuto raccontare e che mi ha dato molto su cui lavorare nella ricerca.»

Ha ricevuto per ben tre volte, nel 2018, nel 2021 e nel 2025, il Premio Positano Léonide Massine. Cosa ha provato ogni volta?

«Mio padre e la mia famiglia sono originari di Positano, quindi per me questo premio ha un valore aggiunto. Fin da piccolo andavo ad assistere alla serata. Da bambino guardavo su YouTube le stelle della danza e poi me le ritrovavo dal vivo. È stato il mio primo contatto con la danza professionale, ancor prima di vedere un balletto a teatro.

Nel 2018 avevo terminato gli studi all’Accademia del Teatro alla Scala ed ero ansiosissimo, perché ero cresciuto ammirando questi grandi artisti e, alla fine, mi sono ritrovato a esibirmi insieme a loro! Mi sembrava assurdo. Per di più, tante persone della mia famiglia non mi avevano mai visto ballare a Milano, mentre quella sera avevano l’occasione di venire a vedermi. Durante la mia variazione ha iniziato a piovere, ma io ho continuato a danzare, anche se alcune persone si allontanavano per cercare riparo. Poi, fortunatamente, ha smesso quando ho terminato l’esibizione e il pubblico ha ricominciato a sedersi. Lo spettacolo è potuto proseguire, ci sono stati forti applausi e queste star internazionali mi hanno detto: “You saved the show”.

Nel 2021, invece, la serata fu particolare in quanto dedicata a Carla Fracci, da poco scomparsa: fu un omaggio alla sua grandezza e rappresentò un ulteriore contributo al legame di Positano con la danza, da sempre fortissimo.

Nel 2025 ho condiviso per la prima volta questa esperienza con una collega del Teatro di San Carlo, perché sono stato premiato insieme a Vittoria Bruno, che era stata anche mia compagna di corso in Accademia alla Scala.»

Ci racconta le emozioni che ha vissuto nella serata in cui è stato nominato solista?

«È stata una bellissima sorpresa, non lo sapevo e non lo immaginavo. Ovviamente sono stato inondato di gioia; la cosa che mi ha commosso di più è stata la stima dei colleghi che sono venuti subito ad abbracciarmi. Per un attimo non capivo cosa stesse succedendo, né se fosse vero. Solo dopo ho realizzato e mi sono accorto che tutti mi applaudivano e sorridevano.
Inoltre, in platea c’erano i miei genitori e mia sorella, perché il 31 luglio è il compleanno di mio padre e avevamo programmato di andare tutti insieme a cena dopo lo spettacolo. Quindi, alla fine, abbiamo festeggiato doppiamente.

Da quando ho iniziato a lavorare al Teatro di San Carlo ho cercato di fare del mio meglio, con dedizione e passione, e questa nomina mi dimostra che sono sulla buona strada. Ora è iniziata la nuova stagione e sono felice di affrontarla con questo bel vento in poppa!»

Irene De Rosa

06/11/2026

Foto: 1.- 2. Daniele Di Donato, Sogno di una notte di mezza estate di Paul Chalmer, Teatro di San Carlo, ph. Luciano Romano; 3.-4. Daniele Di Donato e Luisa Ieluzzi, Sogno di una notte di mezza estate di Paul Chalmer, Teatro di San Carlo, ph. Luciano Romano; 5. Daniele Di Donato, Sogno di una notte di mezza estate di Paul Chalmer, Teatro di San Carlo, ph. Luciano Romano; 6. Daniele Di Donato, Giselle; 7. Daniele di Donato, Onegin; 8. Daniele Di Donato, En Sol di Jerome Robbins, Teatro San Carlo, ph. Luciano Romano; 9.

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