La recensione

La MM Contemporary Dance Company in Carmen/Bolero al Teatro Nuovo di Napoli per “Quelli che la Danza” 2015.

La MM Contemporary Dance Company di Michele Merola ha aperto la rassegna Quelli che la danza 2015 al Teatro Nuovo di Napoli con Carmen/Bolero, spettacolo ideato dallo stesso Merola insieme ad Emanuele Soavi, originale rivisitazione dei due capolavori musicali d'ispirazione ispanica.

Lo scorso 8 aprile al Teatro Nuovo di Napoli, la rassegna Quelli che la danza, promossa dal Teatro Pubblico Campano con la consulenza del CDTM – Circuito Campano della Danza, si è aperta con  Carmen/Bolero della MM Contemporary Dance Company, ultimo spettacolo coreografato da Michele Merola ed Emanuele Soavi, andato in scena in prima nazionale il 31 gennaio al Teatro Asioli di Correggio.

Nella prima parte dello spettacolo, Michele Merola firma le coreografie del celebre Bolero di Ravel, opera datata al 1928 e considerato uno dei brani più apprezzati nella storia della musica per balletto.

Ispirato dal senso di ossessione ed ambiguità, dalle immagini di sensualità che suscita, il coreografo traduce la complessa partitura musicale in strutture e sovrastrutture di corpi in movimento i quali dialogano, interagiscono tra loro per creare sinergie e costruire un altrettanto complesso tessuto emotivo, quello esistente all’interno dei rapporti umani.

Con particolare attenzione alle divergenze esistenti tra uomo e donna, le coreografie di Merola, antinarrative e descrittive al tempo stesso, interpretano il binomio unione-scontro e la vastità degli umori di coppia.

I danzatori della compagnia sono impeccabili, ostentano una notevole fluidità in ciascuno dei passaggi eseguiti, rendendo plastico ed ampio anche il movimento più semplice. La maturità interpretativa che li contraddistingue permette loro di utilizzare tutti i principali elementi tecnici della danza moderna in maniera pulita, senza incertezza, così da apprezzare non solo l’espressione del volto o la sinuosità di una schiena ma anche la purezza di una spirale correttamente planata.

I gruppi coreografici e i passi a due nonostante siano adattati al ritmo incessante della musica incalzando di intensità, in alcuni momenti sembrano quasi rallentare e frammentare il tempo musicale, come ad esempio nel duo maschile di apertura, sdoppiando i corpi in ogni direzione,  sfruttando sequenze a canone.

A sottolineare ed intensificare la particolarità dell’intero lavoro, gli intermezzi musicali composti da Stefano Corrias, che si incastrano perfettamente coi registri del Bolero generando un innovativo e  raffinato spartito. Brevi pause dalle note dolci e morbide, gli interventi di Corrias si collocano precisamente in tre punti fondamentali della rappresentazione: come ouverture all’inizio, al centro e poco prima della fine sul crescendo delle trombe. Sono momenti poetici, infiniti suoni di pianoforte in cui i danzatori ritrovano intimità nella relazione con se stessi, al riparo dal mondo frenetico ed accelerato.

Il gusto semplice e minimalista di Michele Merola è riconoscibile anche nella scelta dei costumi (vesti corte per le donne e pantaloni classici per gli uomini), nell’alternanza fra il bianco ed il nero come a richiamare il dolce e l’amaro dei rapporti interpersonali, nella scelta e nell’ideazione della scenografia.

Quest’ultima è una parete mobile a soffietto che struttura e delinea ogni volta uno spazio scenico differente assecondando gli spostamenti dinamici, strisciando sul palcoscenico come un lungo manto. Come un muro indifferente agli stati d’animo e alle emozioni, si trasforma da intricato labirinto a gabbia cilindrica, diventa un rifugio o un anfratto, persino una quinta e un sipario, nascondendo gli uomini, sezionando i loro busti, le loro braccia e le loro mani che sole sembrano sospendersi nel buio accarezzando l’aria ed i corpi delle danzatrici.

 

Il secondo lavoro proposto è una pièce che il coreografo Emanuele Soavi ha creato in esclusiva per la compagnia di Merola su musiche di Geoges Bizet intervallate dalle canzoni del gruppo canoro dei Los Panchos, dal titolo Carmen Sweet.

L’intenzione di Soavi è quella di mantenere quel carattere comico ed ironico che contraddistingue l’opera della Carmen.

La scena si apre nella Plaza de Toros de Siviglia, dove i personaggi principali Carmen, Micaela, Frasquita, Mercédès, Don Josè, Zuniga  attendono il toreador Escamillo, nel giorno della corrida.

Personaggio spavaldo e malizioso Escamillo è certo di possedere il cuore di Carmen che però è contesa da un tenebroso Don José.

Il palcoscenico si trasforma in un’arena, cosparso di polvere, sulla quale gli interpreti si divertono a rincorrersi danzando in un gioco fatto di sottili relazioni in bilico fra fiducia, antagonismo, gelosia, desiderio.

In effetti Soavi sembra abbia proprio pensato ad una scena di gioco d’azzardo, con tanto di sfida  fra gli attori stessi, ad intendere che la vita è una pedina nelle mani della sorte. A terra sei cubi neri riportano impresse le facce del dado, ed i danzatori attraversano il palco reggendo dei cartelli di ardesia con scritti sopra i nomi dei protagonisti come fossero sul ring di un match.

E’ decisamente presente un forte riferimento sarcastico al tema della lotta, inscenata con personaggi bizzarri ed imprevedibili, scandita da espressioni tragicomiche e ammiccanti, quella lotta che si innesca anche tra Escamillo e Don José per conquistare la sensualissima Carmen.

L’entrata in scena di Escamillo avviene con l’installazione di altri due elementi scenografici, due carte giganti, quelle dei tarocchi precisamente, raffiguranti il diavolo e la morte, a ricordare ancora che il destino riserva un preciso disegno per tutti.

Il diavolo è palesemente il torero, esuberante, dinamico, irrequieto, mentre la carta della morte è posta affianco a Don José, che come un giudice inquisitore attende il momento di rivendicazione  in piedi su un pulpito trapezioidale. Accecato dall’ira sarà infatti quest’ultimo personaggio ad uccidere Carmen sul cui corpo solo a chiusura sipario verrà adagiata la lavagna con su scritto il suo nome.

Non mancano momenti divertenti e coinvolgenti all’interno di questa coreografia proposta sul palcoscenico del Teatro Nuovo, come quando i danzatori, scesi in platea sulle note di Besame Mucho dei Los Panchos, invitano gli spettatori a ballare e volteggiare.

Erotico e passionale invece il passo a due creato sul brano Historia di un amor in cui il contatto tra due corpi nudi rivela il sapore agrodolce di un amore inquieto.

Lo stile frizzante e ricercato della compagnia è più che adatto alla serata d’apertura napoletana della rassegna, la quale si figura come importante piattaforma di diffusione e confronto fra i nuovi linguaggi della danza contemporanea nei principali comuni della Campania.

La compagnia di Michele Merola riesce sempre ad infondere alla danza una profonda carica emotiva ed una forte originalità, regalando al pubblico partenopeo una piacevole serata a teatro all’insegna della giovane danza moderna d’autore.

Andrea Arionte

15/04/2015

Foto: 1.-7. MM Contemporary Dance Company ne la Carmen di Emanuele Soavi, ph. Maurizio De Nisi;  8.-14 MM Contemporary Dance Company Bolero di Michele Merola, ph. Maurizio De Nisi.

 

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