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Le Pavillon d’Armide e Le Sacre di John Neumeier con il Corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Vienna

Il Teatro dell’Opera di Vienna propone on line da martedì 21 aprile 2020 a venerdì 24 aprile 2020 Le Pavillon d'Armide e Le Sacre due bellissimi lavori firmati da John Neumeier e dedicati alla figura di Vaslav Nijinski. Da vedere soprattutto Le Pavillon, una coreografia di struggente bellezza, un vero capolavoro che racconta la follia di Nijinsky, una coreografia di impalpabile bellezza, 70 minuti che scorrono veloci e che commuovono nel profondo. Bravissimi gli interpreti tra cui Mihail Sosnovschi, Nina Poláková, Richard Szabó, Denys Cherevychko, Maria Yakovleva, Nina Tonoli e il nostro Davide Dato. Da vede anche Le Sacre, ossia la versione di Neumeier de La Sagra della primavera di Stravinsky, una versione figlia degli anni Settanta in cui spiccano Rebecca Honor, Nikisha Frigo, Francesco Costa, Alice Firenze, Eszter Ledàn, Zsolt Török e Masayu Kimoto.

Come la maggior parte dei Teatri d’Opera e delle sale concerti in tutto il mondo, anche il Teatro dell’Opera di Vienna, il Wiener Staatsoper, ha cancellato le sue recite e ha annunciato che rimarrà chiuso fino al 30 giugno 2020.

In questa situazione difficile il Teatro, come molti altri teatri nel mondo, ha aperto il suo archivio dando vita ad una programmazione di opere e balletti disponibili gratuitamente in streaming sulla sua piattaforma  www.staatsoperlive.com.

Nell’ambito di questa programmazione, assolutamente da non perdere è lo spettacolo composto dal dittico Le Pavillon d’Armide e Le Sacre, due lavori rari e bellissimi di John Neumeier, uno spettacolo meraviglioso, eseguito in modo magistrale dai ballerini del Corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Vienna diretti da Manuel Legris, e andato in scena con enorme successo di pubblico e di critica il 13 marzo 2017.

Lo spettacolo è disponibile dalle ore 19.00 di martedì 21 aprile 2020 alle ore 19.00 di venerdì 24 aprile 2020 cliccando QUI (è necessario solo registrarsi inserendo la propria mail). Questo il trailer dello spettacolo.

Le Pavillon d’Armide e Le Sacre sono due coreografie di Neumeier che si legano tra loro per la comune ispirazione a un’icona della danza, Vaslav Nijinsky, leggendario danzatore e coreografo dei Balletti Russi di Sergej Diaghilev.

Le Pavillon d’Armide debuttò nel 1907 al Teatro Mariinsky di San Pietroburgo. Le coreografie erano di Michel Fokine, la musica originale di Nikolai Cerepnin, libretto e scene di Alexandre Benois. Questo balletto fu portato da Diaghilev al Théâtre du Châtelet di Parigi nel maggio 1909, per la stagione inaugurale dei Balletti Russi. Vaslav Nijinsky fu interprete di entrambe le produzioni.

A 100 anni di distanza dal debutto parigino, John Neumeier ne ha dato una sua versione originale, creando un balletto commuovente, bellissimo. Questa sua versione, sempre su musica Nikolai Cerepnin, ha debuttato, il 28 giugno 2009, con la sua compagnia, l’Hamburg Ballet, nell’ambito di una serie di eventi dedicati al centenario dei Balletti Russi ad Amburgo.

La coreografia di Neumeier si allontana dal libretto originale de Le Pavillon d’Armide e si articola come uno struggente omaggio a Nijinsky. L’azione prende spunto infatti dalla vera vita di Nijinsky, cogliendo il protagonista nel momento più drammatico della sua esistenza, quello in cui entra come paziente nel sanatorio Bellevue, in Svizzera.

Il balletto, 70 minuti di pura poesia senza interruzioni, è sospeso fra sogno e realtà. La vita reale del sanatorio si intreccia, si dissolve e si sovrappone con quella fantastica generata dalla mente folle di Nijinsky, una mente popolata di meravigliosi fantasmi del passato, esseri impalpabili, delicati come un dolce ricordo.

La bellezza di questo balletto è proprio questa continua dissolvenza, intreccio e sovrapposizione di piani. E’ un caleidoscopio di immagini, di scene che entrano l’una nell’altra. C’è la realtà con il medico e gli infermieri, ma soprattutto ci sono le visioni di Nijinsky, visioni popolate di personaggi scaturiti dalla sua fantasia. Tra questi le sue partner della prima Stagione dei Balletti Russi a Parigi del 1909, Tamara Karsavina e Alexandra Baldina (ballerine russe che nel 1909 interpretarono la prima il ruolo di Artemide ne Le Pavillon d’Armide e la seconda il ruolo principale ne Les Sylphide), sua moglie Romola che nella fantasia malata del protagonista si trasforma in Artemide, Diaghilev (figura che qui si sovrappone a quella del medico) e ci sono altri tre Nijinsky in scena, tre diverse proiezioni di se stesso.

In questo meraviglioso balletto ogni più piccolo movimento ha un senso. E, nell’originalità della regia e della coreografia, quasi non ci si accorge che il fraseggio danzato è puntellato da un susseguirsi di citazioni e passaggi danzati che rievocano i ruoli ora interpretati, ora interpretati e creati, da Nijinsky nella sua breve ma folgorante carriera. Tra i balletti citati Le Pavillon d’Armide, Les Orientales, Petruska, La  Sagra della primavera, L’apres midi d’un faune, ma anche Giselle e La Bayadere.

Per aiutare lo spettatore a leggere tra le righe di questo splendido balletto, ripercorriamo le diverse scene.

Il balletto si apre con due figure, un uomo e una donna in abbigliamento anni Venti, che attraversano lentamente il palco, da sinistra verso destra. Sono Vaslav Nijinsky (interpretato magnificamente da Mihail Sosnovschi) e sua moglie Romola (interpretata con forza e convinzione da Nina Poláková) e sono diretti a Kreuzlingen, in Svizzera, dove lui è atteso al sanatorio Bellevue come paziente per curare i suoi disturbi mentali. Lui è titubante, sembra più volte sul punto di crollare. Lei è premurosa e disperata perché il marito si sta allontanando sempre più da lei.

Già da questa prima scena, Mihail Sosnovschi traduce magnificamente l’equilibrio emotivo precario del ballerino. In tutta la coreografia (è sul palco ininterrottamente per 70 minuti), mantiene questa incredibile intensità interpretativa, facendo vivere a noi spettatori, lo struggimento che accompagna l’evocazione delle sue visioni e la sua follia.

La scena si sposta nella camera da letto del sanatorio Bellevue. Un medico che non nasconde nervosismo (interpretato dal bravo Richard Szabó che nel finale del balletto interpreterà anche  il ruolo Diaghilev), attende gli ospiti.

La stanza è essenziale ma densa di significati: una finestra (orientata come quella de Lo spettro della rosa), un letto da ospedale, un quadro (è la scenografia creata da Benois per Le Pavillon d’Armide; nel corso del balletto questa immagine diventerà fondale e ambientazione del giardino del sanatorio), un grammofono. Le pareti della stanza ispirano la gestualità del protagonista che si contrae assumendo le stesse pose della scena in cui è prigioniero in una stanza nel balletto Petruska.

Il medico fa partire una musica dal grammofono (è una rara incisione trovata da Neumeier e cita proprio un episodio realmente accaduto) e Nijinsky si apre ai ricordi o meglio alle sue visioni prima fra tutte quella in cui appare il Nijinsky de Le Pavillon (ruolo qui interpretato con elegante precisione da Denys Cherevychko). Il protagonista si chiude in se stesso e il medico lo mette a letto. Il suo sonno è nervoso e come proiezione di un sogno entra in scena,passando dalla finestra, un altro Nijinsky, il suo doppio da giovane studente (qui interpretato con il giusto candore da Richard Szabo) che gioca con i suoi compagni di classe.

A questa visione ne seguono altre che si intrecciano fra loro. Sempre dalla finestra entra un terzo Nijinski (lo splendido Davide Dato, meraviglioso e carismatico nel ruolo). Ha il costume rosso della Danse siamoise creata da Fokine per Nijinsky nel balletto Les Orientales. Sul fondo Nijinsky giovane e altri ballerini eseguono esercizi alla sbarra.

Tra Romola disperata e infermieri pacati e inflessibili, la scena si popola di visioni, sogni, ricordi vissuti a occhi aperti  e animati dai diversi Nijinsky, e da due ballerine in giallo, ossia Tamara Karsavina e Alexandra Baldina interpretate rispettivamente dalle brave e precise Maria Yakovleva e Nina Tonoli.

Impercettibilmente la scena si sposta nel giardino del sanatorio dove, tra il lento incedere di altri pazienti, si insinuano e si rincorrono i diversi personaggi evocati dalla mente del protagonista. Splendido ed eseguito magistralmente è l’assolo della Danse siamoise eseguita con meravigliosa sensualità da Davide Dato.

Seguendo uno schema che procede per dissolvenze, seguiamo la mente del protagonista in un altro ricordo animato da un’altra ballerina con un bianco costume alla Degas. Questa entra in scena scalza, con le scarpe da punta in mano. Se calza una al piede mentre Nijinsky, rapito, le ruba l’altra. La ballerina si moltiplica e impalpabili e leggere coppie invadono la scena dando vita a una bellissima scena di danza volata.

Il protagonista, di nuovo solo, si lancia in un assolo punteggiato dai salti del balletto Le Spectre de la rose. Ed ecco comparire la compagna di quel duo che gli diede la gloria, Tamara Karsavina, che qui si materializza in un’altra ballerina che rappresenta il personaggio di Armide tentatrice con la sua sciarpa, un personaggio fantastico che nel balletto originale esce da un arazzo e incanta con la sua bellezza. Non è un caso che nel balletto di Neumeier questo personaggio è interpretato da Nina Poláková, la stessa ballerina a cui è affidato il ruolo della moglie Romola, donna che lo portò all’uscita dai Balletti Russi. E la sciarpa d’oro che nell’originale balletto Le Pavillon rimane in dono al Visconte alla fine del suo sogno, è, in questo quadro di Neumeier anche la sciarpa de La Byadere, e anche la sciarpa de L’apres midi d’un faune quando il protagonista, stremato, lo ruba, lo accarezza e ci si adagia, sdraiandosi a terra. E’ questo un quadro magico popolato di ricordi, di personaggi che si rincorrono, visibili al protagonista e a noi, ma non al medico che, sul fondo del palco, prende appunti seduto su una panchina.

Sempre per dissolvenze delicate la scena si popola con assoli, passi a due e passi a tre che vedono protagonisti Denys Cherevychko (nel ruolo dello schiavo interpretato da Nijinsky ne Le Pavillon) con Maria Yakovleva (nel ruolo di Tamara Karasawina) e Nina Tonoli (nel ruolo di Alexandra Baldina) come sue compagne. Gli amanti del balletto classico riconosceranno tra queste variazioni femminili, quella del balletto Paquita. E’ bene rimarcare che questa variazione, originariamente creata per il balletto Le Pavillon d’Armide, è stata solo successivamente inserita nel Grand Pas del balletto Paquita.

Questo quadro si chiude con un’altra citazione al repertorio classico. Il salto finale del protagonista (un doppio tour in aria finito a terra) è tratto dal finale della variazione di Albrecht nel secondo atto di Giselle, quando lui cade stremato sul suolo.

A raccogliere il protagonista sfinito a terra, è qui il medico, che si trasforma nel suo mentore e amante Diaghilev.  Tra loro si svolge un passo a due meraviglioso, magico, fatto di tenera e struggente dolcezza. Gli altri tre Nijinsky entrano accanto a loro. La scenografia cambia, si muove e lascia nel finale il protagonista solo con se stesso che si spoglia dei suoi abiti. Le prime note della Sagra della Primavera chiudono questo balletto magico e ci conducono idealmente verso la seconda parte di questo spettacolo. Neumeier qui cita se stesso.

Il secondo balletto in programma è Le Sacre, l’originale versione coreografica firmata da Neumeier de La Sagra della primavera di Igor Stravinsky.

Creato nel 1972, quando Neumeier era direttore del Frankfurt Ballet, e poi rimontata per l’Hamburg ballet tre anni dopo, questa versione è figlia degli anni Settanta, con i ballerini in slip color carne e le ballerine con body sempre color carne e i capelli sciolti. E non lo è sono per i costumi. Il punto di partenza di questa versione del balletto non è infatti il rito pagano raccontato nell’originale del balletto con le coreografie di Nijinsky e presentato nel 1913 a Parigi con i Balletti Russi. Punto di partenza de Le Sacre di Neumeier, sono le incertezze del tempo in cui il coreografo lo ha creato. Era il tempo della guerra del Vietnam, delle rivolte studentesche, dell’insicurezza sociale. Il balletto propone una versione apocalittica della partitura, un’aggressività generale, con una gestualità che si raccorda con la post modern dance che proprio nei primi anni Settanta iniziava le sue sperimentazioni. Nel balletto si colgono atteggiamenti animaleschi, costellazioni robotiche, rotolamenti a terra, tensioni, pugni in tutte le direzioni. E’ un’aggressività totale dove tutti sono contro tutti in uno scenario senza tempo.

Non è forse questa la versione della Sagra che preferisco, ma il balletto è da vedere perché segna una fase importante di ricerca nel percorso artistico di Neumeier. Ottima l’interpretazione del Corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Vienna tra cui spiccano Rebecca Honor, Nikisha Frigo, Francesco Costa, Alice Firenze, Eszter Ledàn, Zsolt Török e Masayu Kimoto nei ruoli principali.

Francesca Bernabini

22/04/2020

Foto: 1.-10 Le Pavillon d’Armide di John Neumeier, ph. Ashley Taylor, Wiener Staatsoper; 11.-16. Le Sacre di John Neumeier, ph. Ashley Taylor, Wiener Staatsoper.

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