Danza in televisione

Excelsior Il ballo grande di Manzotti e Marenco su Rai 5 con Marta Romagna, Roberto Bolle, Isabel Seabra, Riccardo Massimi e il Corpo di ballo del Teatro alla Scala

Giovedì 23 aprile 2020, alle ore 18.30, Rai 5 trasmette il ballo Excelsior, il ballo grande della tradizione italiana creato nel 1881 dal coreografo da Luigi Manzotti su musica di Romualdo Marenco. Il balletto qui presentato è nella versione firmata nel 1967 da Filippo Crivelli (regia), Ugo Dell’Ara (coreografia), Fiorenzo Carpi (revisione musicale) e Giulio Coltellacci (scene e costumi). La registrazione è del 2002 con protagonisti Marta Romagna (La Luce), Riccardo Massimi (L’Oscurantismo), Isabel Seabra (La Civiltà), Roberto Bolle (Lo Schiavo), Raffaella Benaglia (La Folgore) e Elisabetta Armiato (la Mora Indiana) . Accanto a loro il Corpo di ballo e l’Orchestra del Teatro alla Scala.

23 . 04 . 2020

18.20

Rai 5

Su Rai 5 sarà trasmesso giovedì 23 aprile 2020, alle ore 18.30, il ballo Excelsior, il ballo grande della tradizione italiana in una ripresa video effettuata al Teatro Arcimboldi nel 2002 con Marta Romagna (La Luce), Riccardo Massimi (L’Oscurantismo), Isabel Seabra (La Civiltà), Roberto Bolle (Lo Schiavo), Raffaella Benaglia (La Folgore) e Elisabetta Armiato (la Mora Indiana) quali protagonisti accanto al Corpo di ballo del Teatro alla Scala, all’Orchestra del Teatro diretta da David Coleman e con la partecipazione degli allievi della Scuola di danza scaligera.

Il ballo Excelsior debuttò al Teatro alla Scala nel 1881 nello stesso anno in cui a Milano si tenne l’Esposizione Nazionale, grande rassegna italiana del lavoro e della produzione, in un periodo dove Milano era considerata una delle capitali industriali. Il ballo fu coreografato da Luigi Manzotti (1835 – 1905), autore anche del libretto, su musica di Romualdo Marenco che si fecero interpreti della fiducia illimitata nel progresso scientifico, dell’ottimismo delle nuove classi sociali che vedevano nella civiltà industriale e nelle scoperte il modo di riscattare l’umanità dai suoi mali. In più compare un senso positivistico di fratellanza e di internazionalismo.

Questo balletto, certamente laico, si allontana decisamente dal romanticismo ottocentesco e interpreta il nuovo spirito del tempo che vede l’intelligenza umana capace di piegare a suo favore la natura. Il balletto esalta le scoperte della scienza, attraverso una serie di grandi quadri celebrativi che procedono come una parata di effetti e di prodigi.

Il ballo Excelsior fu, al suo debutto, un grandissimo successo tanto che fu replicato 103 volte in un solo anno. Il segreto del successo fu certamente nello sfarzo da kolossal (in scena c’erano 508 persone nonché cammelli, elefanti e cavalli), nell’uso di grandi masse e nel virtuosismo dei solisti nelle scene e nei costumi di Alfredo Edel (che disegnò più di 600 bozzetti), nello splendore e nell’originalità dei diversi quadri che anticipano di diversi decenni le meraviglie di Broadway e di Hollywood. Lo spettacolo, definito all’epoca come “azione coreografica, storica, allegorica e fantastica in 6 parti e 11 quadri”, fu ripreso con enorme successo anche a Parigi nel 1883 e poi anche a Londra, in Russia e in America per la sua valenza simbolica e allegorica, incarnazione dello spirito dei tempi.

Una nuova edizione di questo kolossal vivace e carico di ottimismo, fu firmata nel 1967 da Filippo Crivelli (regia), Ugo Dell’Ara (coreografia), Fiorenzo Carpi (revisione musicale) e Giulio Coltellacci (scene e costumi). Questa versione, in scena alla Scala dal 1974, ha alleggerito la costruzione, l’orchestrazione, la pantomima e l’organico dell’originale ma ha mantenuto intatto l’estro del ballo grande manzottiano e il sapore antico dello spirito italiano in danza dell’epoca.

Ed è questa versione che vedremo su Rai 5 il 23 aprile. Tra i diversi quadri c’è la Luce interpretata da Marta Romagna che vince sull’Oscurantismo (Mick Zeni), quelli dedicati al battello a vapore, al telegrafo, alla pila di Volta, al canale di Suez, al traforo del Moncenisio, in un’esaltazione delle conquiste del progresso scientifico e tecnologico che unisce e affratella i popoli. E c’è il trionfo della Civiltà, qui incarnata da Isabel Seabra con accanto, nel ruolo dello Schiavo, Roberto Bolle.

Questa edizione scaligera, che vede in scena circa centocinquanta artisti (novanta ballerini, quaranta comparse e una ventina di allievi della Scuola di Ballo) prevede ben trentacinque ruoli solistici.

Tantissimi dunque gli artisti in scena per questo ballo grande che celebra la tradizione italiana e recupera i fasti di un’epoca ormai passata.

Per avere un assaggio del balletto, vi proponiamo il trailer dello spettacolo dell’edizioni andata in scena al Teatro alla Scala nel 2012.

Di seguito due brevi interviste a Roberto Bolle, realizzate sempre nel 2012, poco prima dell’andata in scena per quella edizione del ballo Excelsior.

 

Per approfondire l’argomento vi proponiamo di seguito La riscoperta dell’Excelsior, uno scritto a firma di Filippo Crivelli, autore della revisione musicale del balletto.

 La riscoperta dell’Excelsior

Una vecchia fotografia col gruppo di famiglia, oppure con i compagni di scuola: sfogliamo quell’album con tenerezza, può anche succedere che ci si commuova, soprattutto sorrideremo e penseremo che “allora” era facile vivere.

Un settimanale illustrato alla fine del secolo oppure un giornale di moda… “L’Illustrazione Italiana”, ad esempio, o “Margherita”, o “Il Teatro Illustrato”… Ne guardiamo le figure, quelle grandi “tavole” in bianco e nero, e siamo percorsi da una nostalgia quasi struggente. Ecco, Excelsior vuole essere per il disincantato e disorientato pubblico di oggi semplicemente un sereno, curioso viaggio nel passato. Niente di più. Via quindi le riletture critiche, via le dissacrazioni, via le interpretazioni strutturalistiche: questo spettacolo vuole solo provocare sensazioni il più possibile vicine a quelle che dovette provocare Excelsior nel lontano 1881. Impresa che comportava sì strade nuove, ma esigeva fedeltà precise, e soprattutto una fedeltà di principio alla storia, con la conseguente rinuncia alla parodia.

Con questa chiave (o disciplina) abbiamo affrontato lo spettacolo: Ugo Dell’Ara per la coreografia, Giulio Coltellacci per le scene e i costumi, Fiorenzo Carpi per la revisione musicale, e io per coordinare il tutto.

Perché una revisione musicale? La partitura originale, oltre che soffrire di una ridondanza strumentale forse affrettata, richiedeva quasi sempre la presenza in palcoscenico di un’orchestra di banda. Inoltre l’eccesso degli strumenti a fiato indeboliva o trascurava invenzioni melodiche che Fiorenzo Carpi ha poi evidenziato. Alleggerendo la partitura, Carpi ha condotto un lavoro corrispondente a quello che noi (Dell’Ara, Coltellacci e io) avremmo fatto in palcoscenico.

Se si fosse riprodotto il materiale originale dell’orchestra (la cosiddetta curiosità filologica), avremmo dovuto usare altrettanta pletoricità in scena: comparse più numerose del previsto (i famosi “tramagnini”), cammelli, elefanti, cavalli, figurazioni esasperate, mimica a oltranza. Con il facile risultato che il pubblico si sarebbe divertito, avrebbe riso, e la riscoperta di Excelsior non sarebbe diventata che una gustosa, mastodontica parodia. È logico quindi che le parti mimate siano state ridotte al minimo indispensabile: i personaggi della Luce e dell’Oscurantismo, un tempo affidati a mimi che si sbracciavano in deliranti pantomime con una esagerata gestualità, sarebbero apparsi al gusto dello spettatore d’oggi del tutto risibili. Ecco perché molti momenti dello spettacolo vengono risolti con la danza: danza di espressione, di tensione, anche di acrobazia.

E a questi momenti si alternano i grandi balli d’assieme e i “passi a due” e gli “assolo” dove Dell’Ara rispetta sempre gli atteggiamenti del tempo (le braccia morbide, il busto eretto in avanti, la flessuosità “liberty”) e tanto meno dimentica i disegni coreografici dei quali Luigi Manzotti aveva lasciato traccia in documenti precisi.

Il gigantesco di un tempo non ha quindi più ragione di esistere: tutto si assottiglia, si stilizza, si tramuta in grandi sintesi visive dove però il pensiero dell’autore è rispettato, e a volte rivisitato con sottile ironia. Nel Regno della Luce, quando le Cantatrici di Gloria si risvegliano dal loro statuario torpore e suonano le grandi arpe a tempo di galop, oppure quando sulle rive del Weser Denis Papin appare sul suo piccolo sbuffante battello a vapore, o durante il traforo del Cenisio quando l’Ingegnere Italiano viene colto da improvviso collasso. Tante sono le venature ironiche che serpeggiano nel corso del grande ballo: ma alla base di questo spettacolo sta il desiderio nostro di far rivivere un mondo perduto con le assurdità, le insidie, le ipocrisie, le retoriche, ma anche le tenerezze che quel mondo racchiudeva.

E non a caso scelsi un attore come Alfredo Bianchini perché dicesse e declamasse, a inizio di spettacolo, le parole scritte dal creatore di Excelsior, Luigi Manzotti. Proprio nel come sono dette queste parole sta la “cifra” di questa nostra riproposta.

Dissacrare uno spettacolo disarmante per il suo prorompente entusiasmo come Excelsior sarebbe un’avventura facilissima. E ancora più facile sarebbe attualizzarlo: personaggi extraterrestri o “robot” che danzano al ritmo di frenetici “rock” (naturalmente derivati dai “galop” e dalle “mazurke” originali scritti da Romualdo Marenco) o sostituire Alessandro Volta e la sua pila elettrica con Guglielmo Marconi e le onde della radio, o il traforo del Cenisio tramutato nella conquista dello spazio e della Luna… Che cosa accadrebbe? Tentativi del genere vennero fatti durante la Prima guerra mondiale, quando Renato Simoni riscrisse Excelsior per un’edizione scaligera del 1916: i personaggi cambiarono identità, la vicenda si trasformò per uniformarsi al nazionalismo del momento, e il risultato non fu certamente entusiasmante. E negli anni Trenta al Teatro di San Carlo di Napoli si tentò addirittura un Excelsior con l’apoteosi dell’Italia fascista, ma anche allora non successe nulla. Per la semplicissima ragione che Excelsior è troppo indifeso nella sua struttura originale: è cioè un meccanismo perfetto, un congegno a orologeria dove ogni coup de théâtre è calcolato al momento giusto, dove tutto è prestabilito rigorosamente, con il trionfo al “fortissimo”, lo sconforto al “pianissimo”, la speranza al “crescendo”, e via di seguito. E il pubblico – parlo del pubblico di oggi – segue con il fiato sospeso questo meccanismo e ne resta miracolosamente coinvolto. Forse – dopo – ne sorriderà, ma durante lo spettacolo è dentro lo spettacolo.

Il desiderio di noi che abbiamo costruito questo nuovo Excelsior è appunto che il pubblico assista a uno spettacolo popolaresco e popolare: ma nel recupero di una tradizione di “ballo all’italiana”, alla ricerca di un passato dalle ingenue memorie.

Filippo Crivelli (1974)

 Appendice 1999-2012

Rileggo queste note scritte venticinque anni fa in occasione della prima rappresentazione di Excelsior al Teatro alla Scala (1974), e penso che questo grande spettacolo vive dal 1967, cioè da trentadue anni e qualche giorno. Prescelto ora dalla Direzione del Teatro alla Scala per chiudere il Ventesimo secolo, Excelsior riprende il cammino per toccare ormai le centocinquanta e più repliche: avvenimento inusuale per uno spettacolo in Italia. Dopo la prima esecuzione a Firenze (Maggio Musicale 1967), il ballo venne applaudito da pubblici diversi (a Milano dove ritorna per la quarta volta, a Roma all’Opera e a Caracalla, a Torino, all’Arena di Verona, a Napoli addirittura per tre stagioni) e ogni volta che veniva riproposto Giulio Coltellacci ed io ci chiedevamo: «Ma reggerà ancora questa “chiave” di spettacolo»? E ogni volta il meccanismo ideato da Manzotti e Marenco scattava regolarmente nella maniera più positiva. Merito dunque di Dell’Ara coreografo, di Giulio Coltellacci, scenografo e costumista, di Fiorenzo Carpi e Bruno Nicolai, del sottoscritto infine: perché tutti insieme abbiamo creduto in questa “rievocazione” tanto pensata e voluta nel lontano 1967 da Remigio Paone, allora Sovrintendente del Maggio Musicale Fiorentino che al Teatro Comunale riprendeva l’attività interrotta dalla tragica alluvione del 1966 a Firenze. Giulio Coltellacci non è più con noi; e il restauro delle sue scene e dei costumi e dell’attrezzeria è stato curato con precisione e fantasia interpretativa da Michele Della Cioppa e dai settori agguerritissimi dell’Allestimento scenico scaligero. Anche Fiorenzo Carpi ci ha lasciato, e sempre lo ricordo nelle telefonate ansiose durante il lavoro complesso della revisione musicale e della riorchestrazione della partitura.  Alla voce di Alfredo Bianchini si sostituisce in questa nuova edizione la voce di Edoardo Borioli, attore dal declamato aulicamente ironico, impresso, secondo le mie indicazioni, nell’enfatico “incipit” scritto da Luigi Manzotti. In questo 1999 rientra alla Scala Carla Fracci che per la prima volta interpreta il ruolo della Luce, dopo essere stata per tante, tantissime recite indimenticabile interprete del personaggio della Civiltà, e sin dalle prime rappresentazioni fiorentine. Tutte le forze del Corpo di Ballo del Teatro si cimentano in questo “ballo italiano”, sempre sotto la guida instancabile di Ugo Dell’Ara e della sua collaboratrice Taina Beryll.

Nel 2001 lo spettacolo torna di nuovo in scena al Teatro degli Arcimboldi, dove il Teatro alla Scala si è spostato in attesa che si compiano i lavori di ristrutturazione della sede scaligera. Siamo così alla quinta ripresa di Excelsior che, nel 2002, ha affrontato il difficile pubblico di Parigi, all’Opéra Palais Garnier, ottenendo un imprevedibile, entusiastico successo.

Da allora sono passati quasi dieci anni e nel dicembre 2011 il Teatro alla Scala e il Corpo di Ballo hanno partecipato alle manifestazioni internazionali che si sono svolte a Mosca per il Bol’šoj restaurato dopo anni e anni di lavori.

A dieci anni dal successo di Parigi e di ritorno da Mosca, Excelsior appare per la sesta volta al Teatro alla Scala nella stagione 2011-12. Tanti sono i nuovi danzatori che si affiancano a tanti altri che sono stati sempre entusiasti interpreti negli anni precedenti. Ugo Dell’Ara, scomparso nel 2009, ha lasciato una creazione fra le sue più felici che, a ogni ripresa, dimostra una fortunatamente intramontabile giovinezza. Unico testimone del tempo lontano, rimango io e con me gli instancabili collaboratori delle ultime riprese, da Patrizia Frini, mia assistente, ai maestri di ballo Biagio Tambone e Laura Contardi, dai tecnici al Direttore d’orchestra, David Coleman. Ritorna dunque, nel terzo Millennio, Excelsior, azione coreografica, storica, allegorica, fantastica, e il pubblico, intontito o frastornato in questi ultimi anni dal martellamento televisivo e dalla volgarità imperante, forse potrà cancellare per un attimo l’oggi, per respirare l’atmosfera e il profumo di ieri, di un mondo svanito ma ancora struggentemente vivo.

Filippo Crivelli

Dal programma di Sala del Teatro alla Scala
Stagione 2011-2012

Foto: 1. Excelsior, ballo di Manzotti e Marenco, ph. Andrea Tamoni, Teatro alla Scala; 2. Marta Romagna, Excelsior, ballo di Manzotti e Marenco, ph. Andrea Tamoni, Teatro alla Scala; 3. Isabel Seabra, Excelsior, ballo di Manzotti e Marenco, ph. Andrea Tamoni, Teatro alla Scala; 4. Roberto Bolle, Excelsior, ballo di Manzotti e Marenco, ph. Andrea Tamoni, Teatro alla Scala;  5. Riccardo Massimi, Excelsior, ballo di Manzotti e Marenco, ph. Andrea Tamoni, Teatro alla Scala; 6. Raffaella Benaglia, Excelsior, ballo di Manzotti e Marenco, ph. Andrea Tamoni, Teatro alla Scala; 7. Excelsior, ballo di di Manzotti e Marenco, ph. Andrea Tamoni, Teatro alla Scala 2002 ; 8. Excelsior, ballo di di Manzotti e Marenco, ph. Luciano Romano, Teatro alla Scala; 9.-13 Ballo Excelsior di Manzotti Marenco, Teatro alla Scala, ph. Brescia Amisano.

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