La recensione

Un bellissimo Schiaccianoci firmato Ofelia Gonzalez e Pablo Moret per la Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma diretta da Laura Comi

È andato in scena al Teatro Nazionale di Roma, dal 4 al 15 dicembre 2019, Lo Schiaccianoci, balletto in due atti nella versione coreografica di Ofelia Gonzalez e Pablo Moret con gli allievi della Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma diretta da Laura Comi. Uno spettacolo estremamente curato, nella coreografia, nell’esecuzione e nell’allestimento, una vera delizia per il pubblico grazie all’interpretazione fresca e brillante di tutti i giovani allievi. Grandi applausi a scena aperta per il corpo di ballo e per i protagonisti: un nuovo successo che premia l’assiduo impegno della direzione e dei docenti, impegnati nella cura della tecnica, così come della preparazione al palcoscenico, dei futuri professionisti del nostro balletto.

È già festa al Teatro Nazionale di Roma, dove il periodo natalizio è stato inaugurato nelle prime settimane di dicembre (con ben dieci repliche) dal balletto Lo Schiaccianoci: un grande classico, sulle note di Pëtr Il’ič Ciaikovskij, ripreso dai maestri e coreografi Ofelia Gonzalez e Pablo Moret per gli allievi della Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma diretta da Laura Comi.

La storia è quella che tutti conosciamo: nella bella casa della famiglia Stahlbaum, nella Germania di inizio XIX secolo, c’è grande festa sotto le luci di un enorme Albero di Natale; tra regali, amici e danze di gruppo, adulti e bambini trascorrono gioiosamente la sera della vigilia. Clara, primogenita di casa, fanciulla sognante in età di passaggio tra infanzia e maturità, vivrà in un’unica notte le avventure di un intero fantastico mondo, accompagnata dall’eroico (e inatteso) Schiaccianoci. Regalo del misterioso e ‘magico’ padrino Drosselmeyer, il soldatino giocattolo diventerà compagno di un viaggio immaginario, tra paesi sconosciuti, tormente di neve e fiori danzanti.

Basato sul racconto di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann e alleggerito dalla riscrittura di Alexandre Dumas padre, il balletto del 1892 della coppia d’oro Marius Petipa e Pëtr Il’ič Ciaikovskij (a cui si aggiunse Lev Ivanov) ha ispirato nel tempo tantissimi autori, riuscendo sempre a mantenere intatto il proprio fascino e diventando un immancabile appuntamento, ogni Natale, nei più importanti teatri del mondo. In questo caso, a firmare la coreografia per la Scuola di Danza dell’Opera di Roma sono stati Ofelia Gonzalez e Pablo Moret, docenti storici dell’istituzione professionale romana, da tempo ammirati non solo per il rigore tecnico e la cura stilistica nelle classi di insegnamento, ma anche per la raffinata ripresa coreografica di alcuni capisaldi del repertorio classico per gli spettacoli della Scuola di Danza.

Sono molteplici gli aspetti di questa messa in scena che ci consentono di registrare un nuovo successo per la Scuola diretta da Laura Comi, da noi lodata in questi anni proprio per l’ammirevole lavoro sulla ‘preparazione al palcoscenico’ e sulla versatilità stilistico-interpretativa dei futuri professionisti del nostro teatro (pensiamo, tra le più recenti dimostrazioni di questo efficace impegno, al riuscito Saggio Spettacolo 2019).

Tra i punti forti di questo Schiaccianoci (portato in scena per la prima volta nel 2012, con le scene di Michele Della Cioppa, i costumi di Anna Biagiotti e le luci di Fabrizio Marinelli), c’è innanzitutto l’estrema scorrevolezza della narrazione, costruita con sapienza registica attraverso quadri in successione lineare, leggibili anche per un pubblico eterogeneo o molto giovane (come per l’appunto quello presente al Teatro Nazionale, che ha accolto tra repliche e matinée anche intere famiglie e scolaresche).

A colpirci, nel primo atto, è l’intreccio di danze di gruppo dal rigoroso e ordinato disegno, nell’alternanza di interpreti giovanissimi e più grandi in perfetta coordinazione d’insieme (è questa del resto una caratteristica dell’ensemble della scuola romana, avvezzo a composizioni ingegnosissime eseguite con millimetrica precisione). L’acuta suddivisione tra piccoli gruppi e brevi assoli lascia spazio a tutti gli interpreti, che di fatto brillano sia insieme che singolarmente, ‘narrando’ coreograficamente la storia. Tra marcette, balli e brevi passaggi solistici, si articolano le fondamentali scene di pantomima, qui offerte senza leziosità e con un’autenticità funzionale al racconto. Una naturalezza che ritroviamo nella linea interpretativa di tutto il corpo di ballo e dei protagonisti, in grado di rendere verosimile e persino ‘moderna’ la classica ambientazione del balletto, in qualche modo proveniente dal passato ma appartenente all’oggi. Nel pieno rispetto della partitura musicale e della versione originale della coreografia, la scrittura di Gonzalez e Moret non nasconde, ma esalta la classicità delle atmosfere, del disegno e anche della tecnica, proprio grazie ad una spontaneità interpretativa e a piccoli accorgimenti stilistici (come la morbidezza delle braccia, i delicati épaulement, rapidi attraversamenti del palcoscenico, grandi salti e inaspettate prese) in grado di portare freschezza e solarità all’antico racconto.

È del resto proprio l’aspetto strettamente coreografico a rendere estremamente gradevole e coinvolgente questa versione del balletto: tra i pezzi più belli, oltre al già citato intreccio di danze e pantomima nel primo atto, ricordiamo il sognante passo a due tra Clara e Schiaccianoci, l’incontro di due giovani gioiosi, tra abbracci delicati e prese coraggiose, ad un passo dal grande viaggio tra i fiocchi di neve. Così come l’impeccabile Valzer dei fiori, piccolo capolavoro di coreografia grazie a sequenze di gruppo di incredibile sincronia, caratterizzate da dettagli stilistici di raffinata maestria (pensiamo all’esatta inclinazione di teste, braccia e polsi, alle misurate altezze di arabesque e piccoli salti, al ritmo puntuale di tour e port de bras). E poi ancora, le deliziose danze del mondo, che traghettano dolcemente i protagonisti (e il pubblico) verso un gran finale di preziosa bellezza, prima con il celebre pas de deux della Fata Confetto e del Principe, qui conservato nella sua originale complessità tecnica, e poi con una nuova danza d’insieme che ci catapulta in casa Stahlbaum con una giovane Clara, lucente di nuove certezze.

E naturalmente, il più grande merito va riconosciuto agli interpreti, gli allievi dei corsi inferiori e superiori della Scuola di Danza dell’Opera di Roma, veri protagonisti di uno spettacolo di assoluta freschezza ed eleganza, restituito al pubblico di oggi attraverso il saldo rispetto per la tradizione ma con il gusto della modernità, perfettamente in grado di amplificare la potenza comunicativa della danza e dei grandi classici del balletto. Piccoli professionisti per sicurezza scenica, attenzione ai dettagli e disinvoltura tecnica, gli allievi dell’Opera si mostrano pienamente all’altezza dell’arduo compito affidato dai maestri: quello di raccontare una storia e dare corpo ai personaggi, mantenendo il rigore della tecnica e regalando al pubblico la bellezza della danza. Un compito difficile, svolto con professionalità persino dai più piccoli (tra loro anche i giovanissimi Dario Rigatti e Giovanni Novara, interpreti di Fritz nelle diverse repliche), gioiosi nella marcia del primo atto e poi disciplinati nelle rapide corse sui cavallini di legno, saltellanti e ordinati al seguito del soldato Schiaccianoci durante la battaglia con i temibili Topi.

E sono tanti i solisti da segnalare: primo fra tutti, Joao Victor Gomes, eccellente interprete di Drosselmeyer, personaggio di cui dipinge con eleganza ed estrema maturità espressiva i magici e misteriosi tratti; già ammirato nelle più recenti esibizioni della Scuola, Gomes, allievo all’ottavo anno, mostra disinvoltura tecnica (ottimo il lavoro delle braccia e delle gambe, con ampi port de bras e grandi salti) insieme ad una peculiare predisposizione attoriale e a versatilità stilistica, chiare doti che ne rendono riconoscibile e unico il passaggio in scena. Non fatichiamo ad immaginarlo a suo perfetto agio anche nel ruolo del Principe (parte interpretata in alcune repliche dello spettacolo), grazie al portamento regale e alla nitidezza interpretativa.

Deliziosa Giorgia Marchi, protagonista nei panni di Clara: giovane dalle linee affusolate, dona al personaggio candore e leggerezza, favorita nei passaggi solistici dalla naturale armonia delle lunghe braccia. Con lei, il rigoroso Manuel Giovani, puntuale in ogni singola sequenza, da quelle più semplici a quelle più impegnative, anche lui talento da tenere d’occhio per la visibile crescita interpretativa e per la notevole sicurezza tecnica.

Poi ancora: bravi Simone Romualdi (Arlecchino), Cordero Fabbri (Moro) e Valentina Stefani (Colombina e in alcune repliche anche protagonista nei panni di Clara), perfetti interpreti della scena del Teatrino nel primo atto; così come i protagonisti delle danze, i travolgenti Claudia Sacchetti, Martina Aita Tagle, Raffaele Salvioni, Riccardo Tuccinardi (Danza spagnola), la sinuosa Chiara Maurelli accompagnata da Daniele Savo e Leonardo Puccia (Danza araba), i frizzanti Ai Ezoe e Gabriele Nanni (Danza cinese), i delicati ed eleganti Alessandra Bernier, Valentina Stefani e Cordero Fabbri (Mirlitoni).

Nota di merito infine per la coppia Emma Fazzi e Massimo Colonna Romano, grandi protagonisti del difficile pas de deux di Fata Confetto e Principe: linee armoniose ed evidenti doti, insieme ad un’espressione soave e lirica, fanno di Emma Fazzi una splendida giovane ballerina, in grado di affrontare con passo sicuro i passaggi più complessi e di accompagnare con dolcezza ogni raccordo. La troviamo perfetta accanto a Massimo Colonna Romano, porteur sicuro dal fisico e dal movimento vigoroso, principe nel volto e nella nobiltà dei gesti.

Un bel successo di metà anno accademico per la Scuola di danza dell’Opera di Roma, che ci lascia ben immaginare ulteriori sviluppi per i prossimi appuntamenti in palcoscenico e che premia ancora una volta il lavoro della direttrice Laura Comi, dei maestri e coreografi Ofelia Gonzalez e Pablo Moret e dei docenti Gerardo Porcelluzzi, Silvia Curti, Gaia Straccamore, Alessandro Molin, Alessandro Bigonzetti, Eugenio Scigliano, Federica Lanza, Giuseppe Annese.

Lula Abicca e Francesca Bernabini

18/12/2019

 

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